Mondiali 2026 tutto quello che c’ da sapere e anche oltre sulle altre componenti al torneo da Haiti all’Uzbekistan
I Mondiali 2026 non saranno soltanto la prima Coppa del Mondo a 48 squadre, ma anche un torneo ricco di storie, curiosità e particolarità che coinvolgono nazionali provenienti da ogni angolo del pianeta. Accanto alle grandi favorite, infatti, trovano spazio realtà emergenti e racconti che rendono unica l’edizione ospitata da Stati Uniti, Canada e Messico.
Tra le qualificazioni più complesse c’è quella dell’Iraq, arrivata al termine di un lungo percorso fatto di numerose partite e trasferte impegnative. Situazione completamente diversa per Haiti, dove il commissario tecnico Sébastien Migné ha dovuto gestire gran parte del lavoro a distanza a causa della delicata situazione interna del Paese.
Le questioni geopolitiche accompagnano anche altre nazionali. L’Iran ha dovuto fare i conti con problemi legati ai visti per parte dello staff, mentre l’Uzbekistan si prepara alla sua avventura mondiale con l’esperienza in panchina di Fabio Cannavaro. Sul fronte organizzativo, l’Inghilterra ha già pensato agli effetti del fuso orario, con misure speciali per consentire ai tifosi di seguire le partite in notturna.
Non mancano poi superstizioni e tradizioni. Il Paraguay continua a tramandare le proprie scaramanzie legate ai grandi tornei, la Tunisia si affida a rituali simbolici per allontanare la sfortuna, mentre Marocco e Senegal convivono con racconti e leggende che accompagnano da anni il percorso delle rispettive nazionali. Il Sudafrica, invece, deve rinunciare alle celebri vuvuzela, diventate un simbolo del calcio mondiale dopo il torneo del 2010.
Sul piano dei record, il Portogallo punta ancora sull’esperienza di Cristiano Ronaldo, mentre la Scozia si affida all’eterno Craig Gordon. Dall’altra parte della classifica anagrafica troviamo squadre come Panama, che porta in dote uno dei giocatori più bassi del torneo. Curiose anche le strategie adottate da Svezia e Norvegia, con allenamenti specifici per affrontare il caldo nordamericano e programmi alimentari studiati nei minimi dettagli.
Mondiali da Haiti all’Uzbekistan ogni squadra ha una sua storia
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Grande attenzione anche all’aspetto mediatico. L’Olanda monitora la popolarità dei suoi campioni negli Stati Uniti. La Nuova Zelanda cavalca il boom social di alcuni protagonisti e in Spagna non mancano le discussioni attorno ai giovani talenti della nazionale. La Repubblica Ceca guarda al torneo con entusiasmo, mentre il Messico spera finalmente di superare il tradizionale ostacolo degli ottavi di finale davanti al proprio pubblico.
Tra gli allenatori spicca anche Vincenzo Montella alla guida della Turchia, una delle possibili sorprese della competizione. L’Uruguay continua a esibire la propria storia calcistica fatta di successi e tradizione, mentre gli Stati Uniti sognano un ruolo da protagonisti nella Coppa del Mondo organizzata in casa.
A completare il quadro c’è la Svizzera, considerata una delle nazionali più solide e affidabili del torneo. Un Mondiale che promette spettacolo non solo sul campo, ma anche attraverso le tante storie che accompagneranno le 48 squadre protagoniste della rassegna iridata.



