Mondiali 2026, l’Iran sta vivendo il suo sogno in Usa, Canada e Messico portando con se la curiosa storia del suo portiere
Il calcio è da sempre il teatro perfetto per le storie di riscatto sociale, ma quella di Alireza Beiranvand supera i confini dell’immaginazione.
Nato in una famiglia di pastori nomadi del Lorestan, in Iran, l’attuale portiere della nazionale ha dovuto sconfiggere la povertà estrema e l’opposizione del padre, che arrivò a strappargli i guanti da gioco pur di convincerlo a lavorare.
Per inseguire il sogno del professionismo, Beiranvand scappò a Teheran senza un soldo, dormendo per strada davanti alla sede del club che gli aveva concesso un provino e mantenendosi come lavapiatti, spazzino e operaio in una carrozzeria.
Mondiale 2026, L’Iran ha tra i pali un portiere “speciale”…
Mondiali 2026, la storia del portiere dell’Iran da pastore alla porta della Nazionale. Il racconto
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La svolta arriva grazie a doti fisiche fuori dal comune, in particolare un rinvio con le mani lungo oltre sessanta metri, affinato proprio grazie a un gioco d’infanzia con le pietre chiamato “Dalparan”. Questa incredibile gittata lo ha trasformato in un’arma tattica micidiale, ma il punto più alto della sua carriera resta impresso nella memoria collettiva del Mondiale 2018 in Russia, quando parò un calcio di rigore a Cristiano Ronaldo.
Oggi la favola continua: l’estremo difensore iraniano è sbarcato anche a questa edizione dei Mondiali del 2026, pronto a guidare i suoi con una curiosa novità. Oltre a blindare la porta con i suoi leggendari lanci millenari, Beiranvand è diventato un vero e proprio amuleto vivente per lo spogliatoio, un leader veterano che i compagni più giovani venerano quasi come una figura mitologica, dimostrando che il ragazzo che dormiva sui cartoni ha ormai conquistato la storia del calcio globale.



