Tutte le curiosità sui Mondiali 2026, racconti e non solo di alcune delle formazioni che scenderanno in campo come Algeria e Giordania
Il fischio d’inizio della Coppa del Mondo a 48 squadre apre le porte non solo al grande calcio, ma a un vero e proprio campionario di storie antropologiche, scaramanzie estreme e paradossi geopolitici. Se il campo definirà i valori tecnici, il contorno del torneo regala già perle narrative che descrivono perfettamente l’anima delle diverse selezioni. L’Argentina della “Scaloneta”, ad esempio, sbarca negli Stati Uniti. Con un carico record di ben 500 chili di erba per il mate, replicando la fortunata logistica che portò al trionfo in Qatar.
I riflettori si accendono anche sull’Algeria, che si presenta ai nastri di partenza guidata in panchina da una vecchia conoscenza del calcio italiano: l’ex tecnico della Lazio Vladimir Petkovic. Oltre all’esperienza dell’allenatore di Sarajevo, la selezione nordafricana punta tutto sul talento purissimo e cristallino del giovane Maza.
Il fantasista ha già scatenato l’entusiasmo incontenibile dei propri tifosi. Con una buona dose di ironica sobrietà e totale assenza di umiltà lo hanno già ribattezzato “Mazadona”. Una pesante eredità cromatica e nominale che il trequartista proverà a legittimare sul palcoscenico più importante del mondo.
Curiosa anche la scelta dell’Australia, che ha voluto omaggiare il proprio passato gonfiando una Statua della Libertà. Alta 40 metri con il volto dell’ex eroe dei Socceroos John Aloisi, mentre l’Egitto si gode un Momo Salah capace nel 2018 di prendere oltre un milione di voti alle elezioni presidenziali pur non essendo candidato.
Accanto alla favola del canadese Alphonso Davies, nato in un campo profughi e stupito davanti ai primi fiocchi di neve della sua vita, si sviluppano dinamiche decisamente più folcloristiche. L’Ecuador mette in mostra un tifoso travestito da condor che, intervistato in diretta TV, ammette candidamente di arrivare da New York, mentre la Colombia viene ironicamente rimproverata dai più cinici per non aver sfruttato l’onda pop della serie Narcos, escludendo dalla spedizione persino un “Escobar”.
C’è spazio anche per i tabù e le tradizioni spezzate: la Costa d’Avorio convive ancora con lo spettro di una presunta maledizione nata per non aver pagato i santoni dopo la Coppa d’Africa del 1992. La Croazia — il Paese più piccolo ad aver mai conquistato una finale mondiale — si impone invece come un modello insuperabile: persino giganti demografici come Cina e India dovrebbero “clonare Modric” per sperare di competere ai vertici.
Il puzzle dei Mondiali del 2026
Mondiali 2026 – dall’Algeria alla Giordiania il giro del Mondo nel pallone
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Le bizzarrie cromatiche e geografiche toccano vette altissime con Curaçao. La cui divisa blu richiama il celebre liquore che in Italia spopolò negli anni novanta con il cocktail “Angelo Azzurro”. Sul fronte dei favoriti, la Francia deve monitorare la freddezza interna tra Kanté e Mbappé, che rievoca i fantasmi del clamoroso ammutinamento sudafricano del 2010.
Per combattere l’afa americana, la Germania ha invece dotato i suoi calciatori di futuristici gilet refrigeranti e massicce dosi di crema solare. Sorprese e tensioni si registrano anche nelle retrovie: il Ghana. Si presenta con il CT Queiroz, ingaggiato appena due mesi fa dopo cinque sconfitte consecutive, ma l’apparenza “in-Ghana” e la squadra non va sottovalutata.
Il Giappone, celebre per l’ossessione di ripulire gli spogliatoi a fine gara. Ha trovato una tale sporcizia negli impianti messicani da ironizzare su un clamoroso ritiro dal torneo. Infine, la Giordania promette esultanze collettive a base di mansaf, il piatto tipico nazionale consumato seduti direttamente sul terreno di gioco dopo ogni gol. Un mosaico globale imprevedibile, dove la realtà supera costantemente qualsiasi sceneggiatura.



