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Samp, contro Ibra non parti battuta

di Alessandra Campodonico
Zlatan-ibrahimovic

Non so se mi faccia più tenerezza vedere i tifosi del Milan pendere dalle labbra – leggasi, dalle giocate – di un campione di 38 anni, o se mi faccia più tristezza vedere questa Sampdoria, che se si salverà dovrà festeggiare come se avesse centrato l’Europa League. Intendiamoci: niente contro giocatori del calibro di Ibrahimovic, al di là di quanti anni possano risultare dalla carta di identità. Ma quando queste operazioni nostalgia, da provinciale, le compie la squadra che fino a pochi anni fa era la più titolata al mondo, significa che qualcosa non quadra.

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Basterà l’effetto Ibrahimovic a riportare il Milan sulla retta via in una stagione che, altrimenti, sarebbe l’ennesima fallimentare? Potrebbe, sì. Perché checché se ne dica, la MLS non è quel campionato di infima categoria che può sembrare. L’assenza di tecnica e tattica è bilanciata dalla fisicità: le squadre corrono, picchiano, lottano. Le porte sono grandi tanto quanto quelle della Serie A e, ahinoi, Ibra ci vede ancora benissimo. Scenderà in campo contro di noi? Sembrerebbe di sì. È pronto. Non lo spavaldo e spaccone Ibrahimovic che ha insegnato cosa fosse il calcio agli americani. Lo Zlatan arrivato a Milano una manciata di ore fa è un calciatore estremamente consapevole di quale causa abbia scelto di sposare, quale maglia abbia scelto di tornare a indossare, quale situazione è chiamato a risanare.

L’ho detto e lo ripeto: la lotta per la salvezza non dipende dalla partita di lunedì. Battere però un Milan a San Siro, a casa sua, seppur undicesimo in classifica, avrebbe un effetto sul morale non di poco conto, da trascinare così la Sampdoria allo scontro diretto con il Brescia con una carica in più. E poi c’è quel dato curioso: di tutte le volte che ha incontrato la Sampdoria, Ibra con la maglia del Milan non ha mai segnato. E il bilancio dei precedenti con lo svedese in campo, tra campionato e Coppa Italia, recita 1 vittoria, 1 sconfitta e 1 pareggio. Partiamo già battuti dunque? No. Non dimentichiamoci che siamo tanto bravi a rivitalizzare i morti tanto quanto lo siamo stati nel rovinare la festa agli esordienti in Italia: chiedete a Mourinho e a Gennaro Delvecchio…



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