Angelo Di Livio apre la scatola dei ricordi e da essa escono alcuni momenti spensierati con Luca Vialli come le cene di notte…
Ci sono campioni che vincono. E poi ci sono uomini che restano. Gianluca Vialli appartiene alla seconda categoria: quella rarissima dei calciatori diventati simboli, memoria collettiva, pezzi di vita per intere generazioni di tifosi.
Bandiera della Sampdoria dello storico scudetto del 1991, leader della squadra più bella e romantica del calcio italiano, Vialli seppe trasformare il talento in carisma. Gol, rabbia, sorriso e quella capacità unica di trascinare gli altri anche nei momenti difficili. A Genova era il simbolo di una favola diventata realtà. A Torino, con la Juventus, diventò invece il volto della mentalità vincente, culminata nella conquista della Champions League del 1996 contro l’Ajax.
Angelo Di Livio racconta le cene notturne con Luca Vialli
Luca Vialli? Di Livio: ricordo certe cene la notte a casa sua….
LEGGI ANCHE Chiara Frattesi e Geolier, dopo la lite più innamorati che mai…
A ricordarlo oggi è Angelo Di Livio, suo compagno di squadra in quella Juventus capace di riportare la Coppa Campioni a Torino.
Un capitano. Ci ha preso per mano e ci ha portato veramente alla mentalità vincente. E poi era un rompiscatole: se gli davi la palla bassa, la voleva alta. E viceversa. Sa quante volte mi ha mandato a quel paese per quella finta? Lo ringrazierò per sempre, se n’è andato troppo presto
Parole che raccontano meglio di qualsiasi statistica cosa fosse davvero Vialli nello spogliatoio: un leader esigente, capace di pretendere il massimo prima da sé stesso e poi dagli altri.
E il ricordo più bello forse è proprio quello umano.
Tanto. E in tutto. Dall’aiuto pratico al consiglio: fuori dal campo era un generoso. Noi tornavamo dalle trasferte europee e a Torino non c’era un ristorante aperto: andavamo in 15 a casa di Luca, spaghettata alle tre di notte e alle quattro si tornava a casa
Dentro quella scena c’è tutto Vialli: il campione, il capitano, l’amico. Uno che sapeva vincere, ma soprattutto sapeva farsi voler bene.



