Maldini torna sul caso Pirlo e racconta la rottura con Malagò, che a sua volta replica difendendo Mancini e chiarendo il suo rapporto con il Ct
Due interviste, due versioni dei fatti e un punto di rottura che porta direttamente ad Andrea Pirlo. Il nuovo corso della Nazionale italiana continua a far discutere e, a distanza di settimane dalla fine della brevissima esperienza di Paolo Maldini e Leonardo in federazione arrivano le parole dei due protagonisti della vicenda: da una parte Maldini, dall’altra il presidente della Figc Giovanni Malagò.
Il primo a ricostruire la vicenda è Maldini, che al Corriere della Sera racconta nel dettaglio com’è nata e poi tramontata la sua esperienza da direttore tecnico della Nazionale. L’ex capitano del Milan spiega di essere stato contattato da Malagò e di aver accettato con l’idea di contribuire a una vera rifondazione del calcio italiano.
Il nodo principale riguarda però la scelta del commissario tecnico. Secondo Maldini, l’accordo iniziale prevedeva che fosse lui, insieme a Leonardo, a individuare l’allenatore, con Malagò chiamato ad avallare la scelta.
Queste le sue parole:
Per prima cosa ho chiesto: “il ct chi lo sceglie?” Malagò mi ha risposto: “l’allenatore lo decidete voi, e io lo avallo”. Questo era l’accordo. Poi gli eventi hanno fatto sì che questa cosa cambiasse
E qui entra in scena Pirlo. Dopo aver valutato diversi profili, Maldini e Leonardo avevano individuato nell’ex centrocampista della Nazionale il tecnico ideale per il progetto. Una scelta che, secondo Maldini, nasceva soprattutto dalla volontà di puntare su un allenatore giovane e su un’idea di calcio diversa.
Sul rapporto personale con Pirlo, Maldini non nasconde l’amicizia che li lega, ma respinge l’idea che quella sia stata la ragione della scelta:
Io sono amico di Pirlo, è vero. Sono amico di Ancelotti. Ma sono amico anche di Mancini e di Conte. Non scelgo le persone perché sono mie amiche. Scelgo le persone che al momento mi sembrano più valide per il progetto da sviluppare
Poi, però, qualcosa è cambiato:
Malagò ha telefonato a me e a Leonardo per dire: “Secondo me Pirlo non si può più prendere. Da oggi l’allenatore lo decido io. Da oggi cambiano le regole: io decido il ct e voi avallate”
Per l’ex dirigente azzurro è il momento decisivo della rottura;
Ma se ho una mansione, se ho una responsabilità, e intendo esercitarle, questo è un discorso inaccettabile
Da lì la decisione di presentare, insieme a Leonardo, le dimissioni prima ancora dell’inizio ufficiale del contratto.
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Sul caso Pirlo pesa soprattutto la collaborazione dell’ex centrocampista con una società di scommesse russa. Malagò considera la vicenda un elemento determinante nella scelta di non affidargli la Nazionale. Maldini, invece, non la considera una ragione sufficiente per interrompere il progetto:
Di sicuro lo si è cavalcato in modo assolutamente esagerato
sostiene Maldini parlando del clamore mediatico nato intorno alla vicenda.
E aggiunge:
Pirlo era disposto a chiudere i rapporti con la Betcompany russa. È una persona correttissima, non meritava questo clamore.
Dall’altra parte, Giovanni Malagò difende la scelta di affidare a Roberto Mancini la panchina della Nazionale. Nella sua intervista alla Gazzetta dello Sport, il presidente federale spiega perché considera “il Mancio” la soluzione migliore per ripartire:
Il ct giusto e condiviso con Claudio Ranieri. Giusto perché Mancini conosce l’ambiente, conosce gran parte dei ragazzi azzurri, sa dove girarsi per valorizzare il talento giovane
Una scelta che, secondo il presidente della Figc, non sarebbe stata condizionata dal rapporto personale con “Il Mancio”. Anche Malagò respinge infatti l’idea dell’“amichettismo” e chiarisce la natura del suo rapporto con il nuovo commissario tecnico.
Ci conosciamo, da tempo. Abbiamo giocato un paio di partite tra “vecchietti” al circolo, ma non ci siamo mai frequentati
Nel frattempo, però, il nuovo corso è già partito: Mancini è il nuovo commissario tecnico, Ranieri il direttore tecnico e presidente del Club Italia. La parola passa ora al campo. E sarà lì che la nuova Nazionale dovrà dimostrare se la strada intrapresa dalla Figc è quella giusta.



