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Quando la Sampdoria faceva 4-4 con l’Inter a San Siro…

di Maurizio Medulla
Inter Sampdoria

XIII giornata 9 gennaio 1972 – Inter 4 – Sampdoria 4.
Inter: Bordon, Bellugi, Facchetti, Bedin, Giubertoni, Burgnich, Pellizzaro, Bertini, Boninsegna, Mazzola, Corso. Allenatore Invernizzi.
Sampdoria: Battara, Santin, Sabatini, Boni, Negrisolo, Lippi, Casone, Lodetti, Cristin, Suarez, Fotia. Allenatore Heriberto Herrera.
Arbitro, Lattanzi Riccardo di Roma.
Giornata invernale, terreno discreto, pubblico di circa 43.000 persone, dei quali 27.780 paganti per un incasso di lire 55.261.500. Nessun infortunio di rilievo. Sfilza di ammoniti tutti per proteste, Boni, Lodetti, Battara, Suarez, per ostruzionismo ammonito Pellizzaro. Sorteggio antidoping negativo, angoli 9 a 1 per l’Inter.
I migliori per la Samp, Lippi, Boni, Lodetti e Suarez, per l’Inter, Corso e Pellizzaro.
Era venerdì 7 gennaio, avevo 14 anni, erano finite le vacanze natalizie e il ritorno a scuola quel giorno era stato pesantissimo. La prima ragioneria, iniziavo a crescere la mia voglia di studiare no, latitava.
Rientrando a casa mi aspettava mio nonno che dice, ho preso i biglietti per Milano, vieni ?? Mi brillano gli occhi che cercano quelli di mia madre che mugugnando come sempre col suo silenzio conferma il permesso per quella trasferta. Mi passa la stanchezza in un nano secondo e mentalmente inizio il conto alla rovescia aspettando domenica mattina.
Vado a Milano a vedere la Sampdoria contro l’Inter. Quei due giorni scorrono lenti e il pensiero è fisso a domenica mattina, Canzonissima mi sembra più noiosa del solito, sveglia alle 07.00 partenza alle 09.40. Alle 6 di domenica sono già sveglio, copriti che fa freddo a Milano, i soliti consigli, stai attento, stai sempre vicino al nonno, sciarpa, bandiera e cappellino si esce di casa bardato e fiero dei miei colori.
Si parte da Sampierdarena, siamo tanti, il viaggio scorre veloce, la partita difficile ma noi ci siamo fiduciosi, i soliti discorsi dei grandi io sempre attaccato al finestrino a scorrere il grigio che ci circonda. Arriviamo a Milano, bandiere al vento i soliti cori, metro e stadio, è la mia prima volta alla scala del calcio.
Da fuori lo stadio mi sembra immenso, grandissimo, l’elicoidale di corsa e finalmente ecco il campo, bellissimo, mi manca quasi il fiato, una meraviglia.
Aspettiamo il calcio d’inizio nel secondo anello lato centrale, siamo molti, diverse migliaia. L’inter scende in campo con: Bordon, Bellugi, Facchetti, Bedin, Giubertoni, Burgnich, Pellizzaro, Bertini, Boninsegna, Mazzola, Corso. La Sampdoria in completo bianco risponde con: Battara, Santin, Sabatini, Boni, Negrisolo, Lippi, Casone, Lodetti, Cristin, Suarez, Fotia.
Dopo l’ennesimo spot di Stock 84 alle ore 14,30 si parte, l’Inter attacca, Facchetti sempre a spingere, siamo alle corde ma contropiede nostro e incredibile segna Boni, l’apoteosi. L’inter sotto ci schiaccia nella nostra area Santin tocca qualcuno in area e Lattanzi indica il dischetto, cornuto è la parola più gentile che riesco a pronunciare, Boninsegna incassa, siamo alle corde e Corso porta in vantaggio l’Inter, ancora rigore e ancora Boninsegna, siamo sotto tre a uno sembra finita ma Santin su un nostro calcio d’angolo segna. Tre a due, Boninsegna dal limite, quattro a due ora sembra finita davvero.
Non abbiamo nulla da perdere e l’Inter sembra appagata, attacchiamo noi e dal limite Marcello Lippi su passaggio di Suarez di piatto insacca. Quattro a tre, che partita !
Ci crediamo, Heriberto continua a sbracciarsi e la Sampdoria attacca, Burgnich abbraccia Cristin in area, il bisontino cade, calcio di rigore, esplodiamo di gioia.
Momenti terribili, mi manca il fiato, secondi che scorrono lentissimi mentre Suarez pone la palla sul dischetto, rincorsa, gol, pareggio Bordon battuto, l’apoteosi e un solo grido a San Siro: Doria, Doria, Doria …..manca poco.
Lattanzi fischia la fine, i soliti cuscini di paglia volano dalle gradinate, i giocatori si abbracciano, noi ci abbracciamo, sono felice, felicissimo.
Un lunedì a scuola dove sono raggiante, sciarpa al collo, loro in serie B, a volte basta poco, mi interroga di stenografia, un disastro, pazienza e si aspetta domenica, come sempre.


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