Nuove regole per le riprese in tv: la stretta sulle inquadrature considerate hot tutela le atlete, ma rischia di penalizzare la spettacolarità del gesto sportivo
La crociata contro la cosiddetta sessualizzazione delle atlete rischia di trasformare la regia sportiva in un esercizio di bacchettonismo televisivo. L’European Broadcasting Union ha pubblicato la guida Raising the bar, imponendo a cameraman e registi paletti rigidissimi per le riprese dell’atletica femminile: no alle inquadrature dal basso, no ai primi piani ravvicinati sulla linea di partenza e taglio preventivo sui replay al rallentatore al momento dell’atterraggio.
Se l’intento dichiarato dal direttore Glen Killane e dall’ex astista Holly Bradshaw è tutelare le protagoniste da voyeurismo e abusi social, l’effetto collaterale è la mortificazione del gesto tecnico.
La RAI deve cambiare le inquadrature alle atlete
Inquadrature tv troppo “hot”. Ecco cosa cambia in televisione per le atlete…
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Ridurre a campi lunghi e inquadrature laterali evoluzioni plastiche come quelle di Larissa Iapichino nel salto in lungo significa privare lo spettatore della drammaticità dello sforzo fisico e della precisione biomeccanica che rendono grande uno sport.
Sconcerta, inoltre, una marcata disparità di trattamento: se per le donne la fatica o l’espressività muscolare diventano un tabù da nascondere, per gli atleti uomini la lente d’ingrandimento resta spietata e senza filtri, come dimostrano i recenti primi piani sull’infortunio di Marcell Jacobs. Una forma di protezione che finisce paradossalmente per discriminare, sacrificando lo spettacolo sull’altare di un politicamente corretto ben poco atletico.



