Dopo l’addio ufficiale di Gattuso dalla panchina dell’Italia, la FIGC valuta due ritorni: quelli di Roberto Mancini e Antonio Conte
Gennaro Gattuso non è più il commissario tecnico degli Azzurri, avendo siglato in data odierna una risoluzione consensuale del contratto che lo legava alla Federazione da appena nove mesi.
L’uscita di scena dell’ex centrocampista ha dato il via a un frenetico “toto-allenatore”, con la FIGC determinata a trovare una figura di alto profilo capace di far rinascere il calcio italiano. In cima alla lista dei desideri dei vertici di via Allegri compaiono i nomi di due grandi ex, Roberto Mancini e Antonio Conte, entrambi legati alle rispettive squadre da contratti validi fino al 2027 ma considerati tutt’altro che irraggiungibili.
La suggestione più forte del momento riguarda proprio Mancini, attualmente alla guida dell’Al-Sadd in Qatar, dove percepisce un ingaggio da 5 milioni di euro netti a stagione. Il tecnico di Jesi sarebbe spinto da un fortissimo desiderio di rivincita dopo la clamorosa eliminazione subita contro la Macedonia nel 2022 e la sua posizione potrebbe essere favorita dalla momentanea sospensione del campionato qatariota a causa delle tensioni in Medio Oriente. Un suo eventuale ritorno poggerebbe sulle basi delle dichiarazioni rilasciate lo scorso anno, quando ammise di aver sbagliato ad andarsene e si disse pronto a un nuovo incarico in Nazionale, fermo restando che spetterebbe a lui e al suo entourage negoziare la separazione dal club arabo.
Rinascita Italia, Mancini o Conte per il post Gattuso?

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Parallelamente, la Federazione continua a monitorare con attenzione la situazione di Antonio Conte, che sta vivendo una seconda stagione di alto livello sulla panchina del Napoli dopo aver già conquistato lo scudetto al primo tentativo. In questo caso, lo scoglio principale è rappresentato dal corposo ingaggio da 6 milioni di euro netti, una cifra attualmente fuori portata per le casse federali ma che potrebbe diventare sostenibile grazie all’intervento di alcuni sponsor, seguendo un modello già sperimentato con successo tra il 2014 e il 2016.
Il vero problema per arrivare al tecnico salentino resta tuttavia il tempismo: con il Napoli in piena corsa per il titolo a sole otto giornate dal termine, ogni discorso concreto è necessariamente rimandato al 23 maggio, data di chiusura della Serie A. Se Conte dovesse decidere di chiedere a De Laurentiis una separazione anticipata senza indennizzi, l’Italia potrebbe trovarsi a scegliere tra il ritorno di Mancini e quello di Conte, in quella che si preannuncia come una delle decisioni più delicate per il futuro del calcio italiano.



