Emiliano Viviano racconta del suo rapporto speciale con Mihajlovic alla Sampdoria, ma non solo: gli aneddoti di una carriera fuori dagli schemi
Emiliano Viviano è sempre stato un portiere particolare, fuori dagli schemi. Sia nel modo di comportarsi, che nelle parole: sempre schiette dirette, mai conformi. Ha vissuto anni importanti tra la Fiorentina e la Sampdoria in una carriera che lo ha portato anche a indossare la maglia dell’Arsenal.
Ha sempre avuto una comunicazione diretta e un feeling umano con gli allenatori dai caratteri più duri, come Sinisa Mihajlovic. A La Gazzetta dello Sport afferma proprio del suo grande legame con Sinisa:
Ho avuto un feeling umano splendido con allenatori ai quali non serviva nemmeno dirle, le cose: Cosmi, Zenga, Mihajlovic. Io e Sinisa abbiamo anche litigato di brutto, ma durava trenta secondi, per lui avrei fatto qualsiasi cosa.
Ex Sampdoria, Viviano e quella volta all’Arsenal…

Ex Sampdoria, Emiliano Viviano: per Sinisa Mihajlovic avrei fatto di tutto. Euro 2012? Una coltellata, io fuori per questioni politiche
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La sua carriera lo ha portato anche a un passo dall’Europeo, nel 2012. Ma Cesare Prandelli, allora CT, scelse, dietro a Gianluigi Buffon, Salvatore Sirigu del PSG e Morgan De Sanctis del Napoli. Una scelta politica secondo Viviano:
C’era Buffon, di più era impossibile. Dopo quel biennio avrei dovuto essere più presente, e fu colpa mia, ma non andare all’Europeo 2012 fu una coltellata. Io del Palermo, Sirigu del Psg, De Sanctis del Napoli: più semplice lasciare a casa me. Decisione politica, e ovviamente a Prandelli lo dissi.
Un portiere fuori dagli schemi. Da ricordare il racconto di una convocazione all’ultimo con l’Arsenal, quando pensava di non giocare. Viviano si rese protagonista di una notte movimentata, prima di andare in panchina in occasione di una sfida contro l’Everton:
Non sono convocato per Everton-Arsenal e faccio serata. Solo alle due leggo un sms: “Fabianski è stato male: alle sei e mezzo ti viene a prendere un’auto”. Avevo bevuto più o meno mezza bottiglia di vodka, il mio amico proprietario del locale mi guarda: “E ora?”. “Ora portami altra vodka”. A casa all’alba, doccia, arrivo a Liverpool e Santi Cazorla mi dice: “Puzzi d’alcol che fai schifo”. In panchina ebbi quasi un attacco di panico: non ci vedevo. E mi ripetevo “Se devo entrare, ho chiuso la carriera



