Il racconto di Emilio De Leo, storico collaboratore di Sinisa Mihajlovic: il periodo alla Sampdoria, gli aneddoti con Samuel Eto’o e la malattia…
Emilio De Leo ora è il CT di Malta, ma ha vissuto una prima parte di carriera come collaboratore tecnico di Sinisa Mihajlovic. Lo ha seguito ovunque: in Serbia, alla Sampdoria, al Milan, poi al Torino e, infine, al Bologna. Ha raccolto tanto da Sinisa, imparando moltissimo e collezionando tanti aneddoti su un uomo che ha segnato il mondo del calcio.
Un rapporto, come racconta a La Gazzetta dello Sport, nato da lontano:
Già nel 2008 collaboricchiavo con lui. Inviavo dei report al suo staff, ma senza parlarci. A Mihajilovic mi lega anche un aneddoto dell’infanzia. Nel 1998 mi scattai una foto con lui a Vigo di Fassa, sede del ritiro della Lazio. Nel 2012 Salsano mi disse che Sinisa avrebbe voluto incontrarmi. Andavo a Roma una volta al mese. Mi commissionava dei lavori. Ricordo la prima riunione: io timido, col computer in mano. Sembravo un ragioniere. Lui in infradito e pantalone corto. Si sdraiò sul divano e mi intimò di stare sereno. Nel 2012, quando divenne c.t.della Serbia,mi chiamò con lui per la prima volta. E diventai il suo braccio destro. I giocatori a cui è più legato? Belotti e Ljaijc a Torino, De Silvestri e Orsolini a Bologna, poi Soriano, Okaka, quelli della Serbia.
Sampdoria, De Leo: Mihajlovic mi ha insegnato tanto

Emilio De Leo: che sfuriate di Mihajlovic alla Sampdoria, Samuel Eto’o gli presentò due mogli…Il racconto
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Alla Sampdoria ha avuto anche Samuel Eto’o. Un campione con atteggiamenti…da ricordare:
Aveva una macchina diversa al giorno, disertava gli allenamenti. Presentò a Sinisa una donna dicendo fosse sua moglie. Qualche giorno dopo gliene presentò un’altra… sostenendo lo stesso.
Emilio De Leo ricorda anche una delle sfuriate più grandi proprio alla Sampdoria, dopo una sconfitta per 3-0 con la Lazio:
Alla Samp, dopo un ko per 3-0 con la Lazio. Per tre giorni fece rivedere alla squadra tutta la partita. Nessuno poteva uscire. Al quarto giorno Palombo andò a parlargli dicendogli che avevano capito.
Al Milan “dava fastidio” e rimane, quella rossonera, l’esperienza più amara. Poi i ricordi di Sinisa come uomo che ha sempre trasmesso forza. Anche nei momenti più difficili:
Ti sentivi piccolo piccolo, quasi a disagio, ti facevi prendere dall’emozione, dalla compassione, e invece lui era lì, più forte di tutti, che si affacciava dalla finestra dell’ospedale per strigliare la squadra. Successe dopo un Brescia-Bologna vinto in rimonta. Disse che nel primo tempo avevano fatto schifo. Sinisa era così, un combattente. Una volta ci disse di essere arrivato a un punto in cui non aveva piùla forza di piangere. È sempre stato convinto di venirne fuori, almeno fino alla ricaduta. Ci ha sempre trasmesso il concetto che l’essere fragili non è una debolezza,ma un valore. L’hovisto piangere diverse volte, anche quando la malattia era distante anni luce. Alla Samp, al Milan, al Toro. Una lezione? Che ciò di cui hai bisogno è dentro di te. A mia figlia racconterò che Sinisa se n’è andato da vincitore, non da sconfitto.



