Federico Bonazzoli è uno dei punti fermi della Cremonese di Fabio Pecchia ma non dimentica ciò che è stata la Sampdoria per lui
Il presente è frutto di ciò che si è fatto in passato. E Federico Bonazzoli non lo dimentica. Nonostante la doppia cifra di goal dell’anno scorso in Serie A e nonostante quest’anno sia partito forte con la Cremonese (3 reti in 5 partite di campionato), l’attaccante sa bene che tutto deriva dalle esperienze che ha fatto prima. Quelle da cui ha imparato, anche cadendo e rialzandosi, per diventare chi è oggi.
E un posto speciale nella sua memoria lo tiene ancora la Sampdoria. La squadra che nel 2015 lo ha accolto la prima volta, prelevandolo dall’Inter e spalancandogli la porta del calcio professionistico. Lo ha raccontato a Cremona Oggi, spiegando quanto sia ancora grato ai giocatori e alle persone che ha incontrato in quell’esperienza blucerchiata:
È stato il momento in cui sono diventato davvero protagonista, segnando i miei primi gol importanti in Serie A. Provo una grandissima riconoscenza verso quella società e quelle persone, che mi hanno dato un’opportunità fondamentale. Quando sono tornato alla Sampdoria per la seconda volta avevo un bagaglio di esperienza e una consapevolezza completamente diversi
Sampdoria, Bonazzoli e la gratitudine verso il club che gli ha fatto da scuola

Cremonese, Federico Bonazzoli: sarò sempre grato alla Sampdoria. Ecco perché
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A Genova Bonazzoli è maturato. I prestiti a Virtus Lanciano, Brescia, Spal e Padova lo hanno aiutato, ma è stare a contatto con altri giocatori alla Sampdoria che lo ha supportato. E infatti, nella stagione 2019/20, ha segnato 6 reti in 19 presenze in Serie A, contribuendo alla salvezza della squadra. E ponendo le basi per ciò che è ora.
Alla Sampdoria è arrivato da giovanissimo e all’inizio ha avuto bisogno di un po’ di tempo per ambientarsi. Il salto tra calcio giovanile e professionistico era importante ed è per questo che è grato al club blucerchiato:
Quando entri nel calcio dei grandi, però, le aspettative e i pesi cambiano: cambia proprio la vita. Per me è stata una scuola formidabile, più dal punto di vista umano che calcistico. I genitori possono darti un supporto, ma poi in campo, nello spogliatoio e durante gli allenamenti ci sei solo tu. A un giovane consiglierei sempre di fare esperienze e confrontarsi con realtà diverse: giocare è l’unica cosa che conta e non è paragonabile a nient’altro



