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Coronavirus, tamponi: ai calciatori si, ai medici no

di Gabriele Frassanito
Coronavirus Serie A Campionato

Coronavirus, tamponi: ai calciatori si, ai medici no. La polemica corre sui social e ovviamente riguarda anche la Sampdoria, che è la squadra di serie A con il maggior numero di contagiati.

L’Italia ai tempi del coronavirus: la polemica sui tamponi “facili” a calciatori e Vip e sui tamponi negati al personale sanitario e alle forze dell’ordine, o semplici cittadini con sintomi anche gravi.

I calciatori della Sampdoria positivi al coronavirus, o che presentavano sintomi anche lievi, sono stati sottoposti a tampone, presumibilmente presso l’Ospedale San Martino, la struttura pubblica che sul territorio genovese ha un laboratorio abilitato a tali esami. Il resto della squadra e dello staff sono stati invece sottoposti al test sierologico presso il Laboratorio Albaro, come si deduce dai ringraziamenti pubblicati sul sito ufficiale della Sampdoria. Va detto che il test sierologico, che a partire dal lunedì 23 marzo è aperto a tutti i cittadini al costo di 100 euro, non raggiunge il grado di certezza del tampone. Si limita infatti ad attestare un “contatto” con il virus che abbia comportato una risposta del nostro sistema immunitario.

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Paolo Maldini  ha raccontato  al Corriere della Sera che il personale sanitario è andato direttamente a casa, per sottoporre lui, moglie e figlio al tampone. Nessuna colpa per il dirigente milanista, intendiamoci. Ha spiegato di aver seguito  le regole che valgono per tutti e pare che abbia ottenuto questo “privilegio” quasi senza chiederlo.  Tanto da far pensare che sia un meccanismo all’italiano che da precedenza automatica ai cosiddetti  VIP.

TAMPONE SI, TAMPONE NO

Tra l’altro va da sè che se racconti di avere il coronavirus, dovrai anche dire come l’hai saputo, e l’unica risposta possibile di fatto è il tampone.

Una situazione che ovviamente riguarda anche gli altri calciatori contagiati: la Juve paga pegno al Covid-19 con Daniele Rugani e  fidanzata, che però il tampone  pare l’abbiano fatto direttamente al centro medico della Juventus (il J-Medical). Il tampone l’hanno fatto anche a Paulo Dybala e fidanzata, che però era era asintomatico. Idem Blaise Matuidi.

Nella Fiorentina i giocatori positivi sono Pezzella, Vlahovic e Cutrone. Da ultimo si è aggiunto Sportiello: è il primo contagiato dell’Atalanta.

Quindi la ‘rabbia social’ questa volta un senso ce l’ha e non è solo invidia per un tampone che diventa quasi uno status symbol. Come erano una volta i Rolex e le Maserati. Ma questa volta stiamo parlando di salute, di un bene che non dovrebbe essere considerato di lusso.

Una rabbia che fa il paio con quella del personale sanitario, in prima linea in questa emergenza. Una categoria che sta pagando cifre impressionanti in termini di contagio. L’ultimo report registrava 33 medici deceduti per covid-19 e 6205  operatori sanitari contagiati, ossia il 9%  dei casi totali.

Nicola Mumoli, primario di Medicina dell’ospedale di Magenta, è stupito, ma forse nemmeno troppo:  “Incredibile, fanno i tamponi ai calciatori e non ai medici” .



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