La Giunta Nazionale del Coni ha commissariato ufficialmente la Figc ma di fatto Giovanni Malagò non perde il posto e diventa il commissario della sua stessa Federazione
Tanto tuonò che… non piovve. O almeno, è stato fornito un impermeabile bello comodo a coloro che rischiavano di bagnarsi. Il grande scontro istituzionale nel mondo dello sport italiano si è risolto con un compromesso che nella pratica non scontenta nessuno. Tutto ruotava attorno all’elezione di Giovanni Malagò a presidente della Figc, con il vincitore che però non aveva tutti i requisiti necessari per avanzare la propria candidatura.
Al che il Coni era davanti a un bivio: commissariare la Federazione del calcio italiano oppure, in caso contrario, rischiare di venire a sua volta commissariata dalla politica. Il Comitato Olimpico, guidato da Luciano Buonfiglio, si è fatto aiutare da un pool di 5 esperti che ha suggerito di commissariare la Figc.
La quale aveva nominato a sua volta un gruppo di altrettanti periti in materia che riteneva non necessario il tesseramento di Malagò. La partita decisiva si è giocata all’ora di pranzo di martedì 6 ottobre nella sede del Coni, dove si è riunita la Giunta Nazionale, che ha deliberato il compromesso.
Figc, Malagò commissario di se stesso. Nuove elezioni entro 3 mesi

Coni, la farsa all’italiana è servita: Figc commissariata, ma Giovanni Malagò resta al suo posto. Ecco perché
In pratica, la Figc è stata commissariata. In questo modo, il Coni ha evitato il rischio del suo stesso commissariamento. Al medesimo tempo, però, il commissario della Federazione in cui Malagò non poteva essere eletto…è lo stesso Malagò. Che dunque rimane al suo posto pro tempore, fino alle nuove elezioni del presidente federale. Che dovranno avvenire entro il 31 gennaio 2027.
Di fatto il commissario di se stesso avrà tempo poco più di 3 mesi per mettersi in regola col tesseramento e partecipare di nuovo alle elezioni ma senza più problemi burocratici. Il che è sinonimo di voglia di continuità con un presidente che ha vinto con il 68% dei voti del mondo del calcio italiano e che dunque aveva un consenso ampio e legittimo.
Ma le forze in campo hanno rispolverato vizi di procedura e cavilli facendo partire un gioco di potere che poi si è risolto con un nulla di fatto. A meno che Malagò non esca sconfitto dalle prossime elezioni che dovrà indire da qui a 3 mesi. Cosa che, visto il gradimento che ha conseguito nella recente elezione, sembra ad oggi poco probabile.



