Massimo Donati e gli algoritmi usati per il calciomercato, ecco perché secondo l’ex allenatore della Sampdoria c’è il rischio alto di sbagliare usando solo i dati
Le società calcistiche fanno sempre di più il calciomercato usando gli algoritmi. Ne sa qualcosa Massimo Donati, ex allenatore della Sampdoria che la scorsa estate ha accettato la proposta di allenare il club blucerchiato, nel quale aveva appena preso piede la politica dei dati.
Tra Nathan Walker, Jesper Fredberg e Football Radar, il reclutamento dei calciatori l’estate scorsa è avvenuto in gran parte grazie agli algoritmi. Ma per un buon numero di acquisti non ha dato gli effetti sperati. Donati ha pagato con l’esonero anche l’avere una squadra pronta per la Serie Bkt e per le sue idee. Ed è per questo che, nella trasmissione “Cronache Mondiali” di Cronache di Spogliatoio, il tecnico ora libero ha spiegato che facendo il calciomercato coi dati si rischia di fare errori:
Con gli algoritmi non sai cosa pensa e cosa fa il giocatore nella vita quotidiana e per me è un fattore importantissimo. Di giocatori forti ce ne sono tanti, ma giocatori seri, che si allenano al massimo, che nei momenti difficili non si abbattono l’algoritmo non te lo dà. Servono scout, serve vedere e conoscere il giocatore. Poi, magari, quando vai a comparare due calciatori che ti piacciono usi l’algoritmo, ma devi avere già tutte le cose che ho elencato in precedenza. Se andiamo solo con i dati il rischio di errore è molto alto. Quando si va sull’algoritmo si va tante volte su altri campionati, in cui è tutto diverso. Tu vedi i dati in quel contesto, ma nel tuo contesto quali possono essere? C’è la questione dell’adattamento
Calciomercato Sampdoria, Donati: i calciatori vanno osservati da vicino

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Il metodo che Donati preferisce è quello tradizionale. Osservare da vicino il giocatore, dal vivo, poi parlarci e conoscere la persona. L’ex tecnico della Sampdoria, ancora a Cronache di Spogliatoio, fa un esempio:
Li chiamo al telefono prima. Devo sentire sempre la voce. Faccio un esempio. Due anni fa dovevamo prendere un portiere e c’era Mattia Fortin (preso al Legnago), ragazzo del 2003 e appena gli ho detto “sono Mister Donati”, mi ha risposto “Ciao mister, come va?”. Un ragazzo di quell’età lì che mi risponde così, portiere, ha quella spavalderia che mi ha fatto capire tante cose. Lo abbiamo preso e abbiamo fatto una grande stagione



