Dove è finita la Sampdoria? Dico la nostra Sampdoria, non questa. È arrivato il momento di dire basta, fare i conti con la realtà
Adesso basta. Basta davvero. Non basta più mandare via un allenatore. Prendersela solo con i giocatori. Colpa anche loro certo. E per questo vanno fischiati. Vanno anche insultati per chi non riesce a fermarsi alla fermata prima. Ma questo viaggio interminabile deve portarci da un’altra parte.
Basta. La Sampdoria merita rispetto. E non è la solita frase fatta, buttata lì, come tante altre che si sentono non solo al bar. Ancora una volta la società di oggi, dal primo all’ultimo si è dimostrata inadeguata. Senza faccia, palle e peggior cosa senza coraggio. Si è nascosta nel più semplice e innoportuno silenzio stampa. Non ha avuto la dignità di chiedere scusa, di prendersi immediatamente le proprie responsabilità e mandare via il proprio allenatore. Un allenatore scelto, com’era stato scelto Massimo Donati (anche se solo da una parte in quel caso), per poi essere abbandonato davanti alla classifica.
Dico basta a gente come Jesper Fredberg che prende 700 mila euro netti a stagione per consigliare male la Sampdoria (Couke e Vindahl su tutti) e andarsene con Claudio Morelli a Singapore a guardarsi il Gran Premio di Formula 1 ospiti (tutto incluso…) di Joseph Tey e Nathan Walker. Dico basta a questa Sampdoria senza cuore e un’anima. Basta ad Americo Branco, basta a Lorenzo Ariaudo, a tutti. Dal primo all’ultimo.
Si, basta anche all’uomo di Singapore, sparito dalla contestazione. Un uomo che spende ma non investe. E l’ultima campagna acquisti lo dimostra chiaramente. Un milione e qualcosa per il riscatto di Tjas Begic e Mattia Viti (tirando fino all’ultimo il prezzo). E poi? Forse qualche euro per avere Ravanelli acciaccato. Il resto prestiti, svincolati e niente più. Ma dove si vuole andare? Si vogliono festeggiare così gli 80 anni di vita? Meglio far finta di niente…
E basta anche a Nathan Walker. Scommetti sui cavalli non sulla Sampdoria!
Papà rivedrò la Sampdoria in Serie A? Io non so cosa rispondergli…
Sampdoria, ora basta. Ora chi spiega ai nostri figli cosa sta succedendo?
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Questa Sampdoria sta perdendo credibilità. Sta perdendo il suo splendore. Anzi l’ha già perso il giorno in cui retrocessa in Serie B. Sarà dura crescere, allevare nuove leve se questo è il destino che l’aspetta… Ma qualcuno vive ancora di ricordi. Ormai lontanissimi. SVEGLIATEVI!
È l’ora di aprire gli occhi. Aprirli, sgranarli e guardare dove siamo finiti da anni. In fondo a tutto. Siamo stanchi, delusi e arrabbiati. Siamo tutto a parte che felici e convinti di potercela fare questa volta. E anch’io che ho sempre creduto di potercela fare oggi mi è crollato tutto addosso.
Forse sarebbe stato meglio fallire, mi ripeto. Sparire nelle ceneri per poi riemergere senza più questa gentaglia tra i piedi.
E mentre scrivo, guardo mio figlio. Ha 10 anni e ieri prima di salire in macchina da Milano, prima di portarlo allo stadio a Genova, preso da una forma di tristezza contagiosa, mi ha chiesto con tanta innocenza: “Papà ma la Sampdoria tornerà in Serie A? La rivedrò giocare con Inter e Milan a San Siro?”.
Non sapevo cosa rispondergli. Inutile fare promesse se poi non sei capace a mantenerle. Inutile illudere un bambino che tifa questi colori. Allora ho preferito abbozzare un sorriso, abbracciarlo ma non dirgli niente. Sicuramente qualcuno in società, prima o poi troverà le parole giuste per spiegare ai nostri figli che la Sampdoria non è questa. Che questo è stato solo un brutto sogno o semplicemente uno scherzo andato a finir male…
Qualcuno che non può essere chi oggi siede su qualche comoda poltrona a Bogliasco!



