Dalla scelta dei dirigenti al rapporto con le famiglie dei calciatori, Pellegrini ripercorre la filosofia che portò la Samp sul tetto d’Italia
È stato uno dei volti simbolo della Sampdoria dello Scudetto e sabato, a Bogliasco, Luca Pellegrini non poteva mancare nel giorno dell’intitolazione a Paolo Mantovani del piazzale antistante il centro sportivo Mugnaini. L’ex capitano blucerchiato ha condiviso quel momento con Marco Lanna, compagno di tante battaglie, tornando poi a parlare del presidente che ha cambiato per sempre la storia della Sampdoria:
Quando si parla di una persona che è stata la storia, la pietra miliare di tutto quanto è venuto dopo, è normale emozionarsi
ha raccontato Pellegrini al Secolo XIX. Un ricordo ancora fortissimo per chi ha vissuto da protagonista quella straordinaria epopea.
Pellegrini descrive Mantovani come una figura fuori dal comune, capace di guardare molto più avanti rispetto al presente:
Era una persona unica, lungimirante, con il cervello che andava a mille all’ora
Una capacità che, secondo l’ex capitano, si rifletteva tanto nell’imprenditoria quanto nel calcio. Mantovani, pur non conoscendo la materia calcistica al cento per cento, aveva intuito l’importanza di circondarsi delle persone giuste.
Non conoscendo la materia al 100% si è sempre avvalso della collaborazione dei top del momento spiega Pellegrini. Prima Claudio Nassi, poi Borea, dirigenti che lavoravano in stretta sintonia con il presidente:
Uno il braccio e l’altro la mente
il modo con cui l’ex capitano sintetizza quel rapporto.
La Sampdoria dello Scudetto, del resto, nacque anche da una precisa filosofia di mercato. Era composta da tutti giocatori che si erano messi in evidenza in Serie B e C, tolto il Mancini della situazione che era l’eccezione.
Luca Pellegrini: Paolo Mantovani: non pensava all’oggi ma al dopodomani

Sampdoria, Luca Pellegrini: Paolo Mantovani? Persona unica, aveva il cervello che andava a mille allora. Le parole
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Pellegrini ricorda anche un particolare significativo del lavoro di Nassi. Il direttore sportivo arrivava a parlare direttamente con le famiglie dei calciatori, cercando di conoscere aspetti che un semplice curriculum non avrebbe potuto raccontare.
Poi arrivò Borea, che proseguì sulla strada tracciata dal suo predecessore, contribuendo alla costruzione di quella Sampdoria capace di arrivare sul tetto d’Italia.
Ed è proprio questa capacità di programmare che Pellegrini rimpiange maggiormente:
Non si pensava all’oggi, ma già al dopodomani
Un concetto che racchiude, forse più di ogni altro, l’eredità di Mantovani. Non soltanto una squadra da costruire per vincere subito, ma una società da far crescere con una visione più ampia.
Tra i tanti episodi vissuti insieme, Pellegrini ne conserva uno in particolare. È la stagione 1984/85, quella conclusa con il quarto posto e la vittoria della Coppa Italia.
Dopo una brutta sconfitta per 2-0 ad Ascoli, la squadra era in ritiro all’Hotel Versilia Holiday, all’uscita autostradale di Viareggio. Mantovani arrivò improvvisamente il mercoledì mattina:
Vierchowod, di solito precisino con gli orari per non prendere la multa, arrivò tardi alla riunione
racconta Pellegrini.
Il presidente pronunciò poche parole, appena una dozzina, ma sufficienti per lasciare il segno:
“Ricordatevi che dietro di voi ci sono giovani più affamati”. Poi si alzò e uscì dalla sala. Ci toccò nel vivo
È forse questo il ricordo più autentico dell’ex capitano: quello di un presidente capace di parlare poco, ma di lasciare sempre qualcosa.



