Matteo Brunori ha raccontato di aver pensato di smettere col calcio a inizio carriera, poi l’ex Sampdoria ha proseguito fino ad accettare, quest’estate, la proposta dell’Ascoli
La carriera di Matteo Brunori ha avuto tanti colpi di scena. Tante squadre in cui ha giocato, segnando e ricominciando altrove come fosse una trama fissa delle sue stagioni. Ma soprattutto l’avventura calcistica dell’attaccante è partita dal basso. È cominciata da una lunga gavetta in Serie C, ma anche in D, prima di arrivare alla consacrazione al Palermo.
Insomma, i primi anni dell’ex Sampdoria non sono stati facili. Tanto che aveva pensato pure di smettere da giovanissimo, rinunciando al sogno. Cosa che non ha fatto grazie al nonno, come Brunori ha raccontato a Espresso Cadetto:
Ho fatto una gavetta molto lunga, che mi ha fatto capire tante cose. Ho calcato tutti i tipi di campi, dall’eccellenza alla d alla C. È stato bello e formativo, sono arrivato nel calcio che conta in ritardo ma mi è servito. Nel mezzo chiaramente ci sono stati momenti difficili, ho pensato di smettere, di fare del calcio un secondo lavoro. Poi con la forza di mio nonno che mi è stato sempre vicino ho continuato ma oggi siamo qui
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Ex Sampdoria, Matteo Brunori: avevo pensato di smettere. E sulla scelta dell’Ascoli… Le parole
Ma fortunatamente non andò così. Brunori ha continuato a giocare, segnando a raffica in numerose stagioni. Col Palermo, in Serie C, addirittura 25 reti in 36 presenze. In rosanero ha segnato 76 goal su 175 partite, quasi uno ogni due, diventando una bandiera dei siciliani.
Poi qualcosa si è inceppato. Prima la permanenza con pochissimi minuti, poi il prestito alla Sampdoria. E infine una lunga estate da separato in casa, finita però nel modo migliore, come dice lo stesso attaccante:
Io ero a Palermo, mi allenavo coi fuori rosa, aspettavo un progetto importante e ambizioso di fare le cose fatte bene. Ho parlato con mister e direttore dell’Ascoli e c’è stata la spinta per fare questa scelta. E la rifarei, ho trovato un gruppo di ragazzi che è entusiasta, succede quando restano tanti ragazzi dell’anno della vittoria, però sono umili e predisposti al sacrificio quotidiano.



