Portare un nome famoso nello sport tra opportunità e pressioni: le storie di Totti, Amadeus e Bonolis dimostrano come il campo sia l’unico giudice imparziale per i figli d’arte
Portare un cognome ingombrante nel calcio può essere un’arma a doppio taglio, capace di spalancare porte ma anche di accelerare cadute dolorose. L’ultimo caso sotto i riflettori è quello di José Sebastiani, diciassettenne figlio di Amadeus e battezzato così in onore di Mourinho: portiere della Primavera dell’Udinese, ha assaporato il grande salto aggregandosi al ritiro estivo della prima squadra guidata da Kosta Runjaic.
Tra l’orgoglio dei genitori e le immancabili insinuazioni dei social sui presunti favoritismi, il ragazzo prova a farsi strada a suon di parate.
Figli nel pallone la storia dei figli dei vip
Vip e pallone quando i figli e le figlie scendono in campo da Totti ad Amadeus e Bonolis le generazioni in campo…
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Il campo, però, resta un giudice spietato che non fa sconti a nessuno, come dimostrano le storie dei tanti figli d’arte o di personalità dello spettacolo — dai Renzi ai Bonolis — che tentano la scalata tra i professionisti. Tra di loro c’è anche la figlia di Lorella Cuccarini, Chiara Capitta baluardo della difesa della Roma. Per non parlare di Louis Thomas Buffon che gioca in Serie Bkt con la maglia del Pisa e che ha già esordito anche con la maglia della Repubblica Ceca, nazionale scelta per mamma Alena.
Chi non ha retta la morsa delle aspettative è Cristian Totti, che a soli vent’anni ha appeso gli scarpini al chiodo, schiacciato dall’ombra gigantesca di papà Francesco nonostante le doti intraviste dagli addetti ai lavori. La dimostrazione lampante che nello sport il cognome aiuta a farsi notare, ma è solo il talento puro a determinare chi resta in piedi.



