Fabio Pecchia e la Sampdoria, un matrimonio difficile tra ingaggi pesanti e staff imposti. Scopri i dettagli
Mentre il casting per il nuovo allenatore blucerchiato prosegue senza sosta, con l’avanzamento nelle ultime ore di Luca Gotti, un nome continua a infiammare la fantasia della piazza: Fabio Pecchia. L’ex centrocampista doriano rappresenta il profilo ideale per chi punta alla risalita immediata, forte di tre promozioni in Serie A già messe in bacheca. Tuttavia, come scrive il Secolo XIX: la realtà dei numeri impone una brusca frenata agli entusiasmi: l’operazione, al momento, appare difficile.
Il nodo principale riguarda l’aspetto economico. Pecchia percepisce attualmente dal Parma un ingaggio pesante, pari a 600.000 euro netti. Il tecnico di Formia è legato ancora ai ducali da un contratto valido fino al giugno 2027, nonostante l’esonero subito nel febbraio 2025.
Per la Sampdoria di Joseph Tey, questa cifra rappresenta un ostacolo quasi insormontabile. La dirigenza ha fissato budget estremamente “rigidi” per la guida tecnica, dai quali Jesper Fredberg non può scostarsi nemmeno di un euro. In un bilancio che registra un passivo di 45,4 milioni di euro nell’ultimo anno solare, la proprietà non intende concedere deroghe, rendendo la richiesta di Pecchia (al momento) incompatibile con l’attuale piano di risanamento.
Allenatore, Pecchia-Sampdoria, il “sogno” sbatte contro la realtà: il muro dei 600 mila euro

Panchina Sampdoria, Il Secolo XIX: Fabio Pecchia costa troppo? La situazione
LEGGI ANCHE Panchina Sampdoria: il no di Possanzini, le pretese di Pecchia e Thomassen. Ecco perché Luca Gotti
Oltre allo stipendio, esiste un problema che Fredberg considera dirimente. Pecchia si muove – come tutti del resto- solitamente con il su staff, composto da almeno cinque o sei fedelissimi. Durante la sua ultima esperienza, il suo staff comprendeva Antonio Porta, Marco Antonio Ferrone, Valerio Visconti, Ferdinando Coppola e Gennaro Troianiello.
Questa abitudine si scontra frontalmente con la nuova policy societaria. Il club vuole infatti imporre il proprio organigramma tecnico, blindando figure come Dan Thomassen, Bressan, Ferri e Vanderloock. Come già accaduto con Davide Possanzini — che ha declinato l’offerta proprio per non rinunciare ai suoi otto collaboratori — Fredberg non sembra disposto a lasciare carta bianca sul pacchetto dei collaboratori.



