Mentre il Comune di Genova avvia la valutazione sul Pfte del nuovo Luigi Ferraris, la Confcommercio si oppone al disegno che rischia di nuocere al tessuto commerciale di Marassi
L’iter dell’approvazione del progetto per il nuovo Luigi Ferraris è ripartito in questi giorni. A inizio anno c’è stata la chiusura della Conferenza dei servizi che aveva dichiarato di interesse pubblico il disegno di restyling dello stadio genovese. Ora invece il Comune ha avviato un’altra Conferenza dei servizi, quella che dovrà approvare il progetto di fattibilità tecnico-economica (Pfte) dell’impianto, sulla base del piano presentato dallo studio dell’architetto Hembert Penaranda e dalla Genova Stadium, compartecipata da Sampdoria e Genoa.
Proprio all’inizio della nuova fase, però, c’è chi ha chiarito in via ufficiale la propria insoddisfazione per questo progetto. Confcommercio di Genova, infatti, ha emanato un comunicato che si oppone categoricamente ai circa diecimila metri quadrati di spazi commerciali che dovrebbero sorgere all’interno del nuovo stadio, in particolare nell’area delle attuali tribune. Un modo per far vivere il Luigi Ferraris 7 giorni su 7, secondo l’idea dei progettisti. Ma si tratta di qualcosa che comporta dei rischi per il tessuto commerciale di Marassi. Nella nota ufficiale diffusa dall’Ascom di Genova, infatti, si legge che
Confcommercio e la Consulta dei CIV, a nome degli imprenditori genovesi del commercio e dei pubblici esercizi, anche alla luce delle recenti notizie stampa lanciano un allarme sul progetto di restyling dello stadio Luigi Ferraris di Genova. I 10.000 metri quadrati previsti per attività commerciali e di somministrazione all’interno dell’impianto non sono un’opportunità ma una minaccia diretta alla sopravvivenza del tessuto sociale ed economico del quartiere.
A differenza di altre zone della città che hanno capitolato davanti all’avanzata della Grande Distribuzione, Marassi ha rappresentato finora un caso di studio unico. Grazie allo stadio, si è infatti creata una “bolla” di resilienza: un indotto che resta nel quartiere, basato su un legame identitario profondo tra tifosi e locali storici.
Nuovo Luigi Ferraris, Confcommercio: “Le promesse sui negozi a tema l’abbiamo già sentite più volte. Siamo pronti a dare battaglia”

Nuovo Luigi Ferraris, Confcommercio di Genova contro il progetto: così si fa scoppiare la bolla di Marassi. Il comunicato
Al comunicato fanno eco le parole di Umberto Solferino, presidente della Consulta dei CIV di Confcommercio, che ha detto che
Lo stadio a Marassi non è un corpo estraneo, è il cuore di un ecosistema La somministrazione qui non è solo consumo: è aggregazione sociale e fedeltà che dura da generazioni. Permettere 10.000 mq di offerta interna significa drenare questo flusso vitale, rompere il rapporto di vicinanza e identità e condannare le piccole imprese che finora hanno fatto da scudo contro la desertificazione commerciale
In realtà la giunta comunale di Silvia Salis ha più volte rassicurato che le attività commerciali che andranno a occupare gli spazi andranno a interferire il meno possibile col tessuto già presente a Marassi. Si è parlato di centri di medicina sportiva, di negozi inerenti allo sport, del museo del calcio di Genova. Il Comune ha assicurato che non ci sarà posto per centri commerciali. Ma Ilaria Natoli, vice presidente Confcommercio Genova presidente del CIV via XX Settembre, replica che
Le promesse sui ‘negozi a tema’ le abbiamo già sentite per il Palasport e sappiamo come è finita: c’è dentro di tutto. Non esiste alcuna legge che ci tuteli una volta autorizzate le superfici. Senza vincoli scritti e invalicabili, il ‘tematismo sportivo’ è solo una maschera per l’ennesimo centro commerciale
In conclusione Manuela Carena, membro di Giunta di Confcommercio Genova e presidente del CIV Colombo Galata, assicura che
Come Confcommercio siamo pronti a portare avanti la nostra battaglia con forza. Non è un problema limitato a Marassi ma è una questione di visione di città: non accetteremo che si favoriscano i grandi investitori a scapito di chi vive e lavora sul territorio. Per lo stadio chiediamo garanzie blindate: niente alimentare, niente somministrazione selvaggia, solo articoli sportivi specializzati. E per la città chiediamo opere con una visione strategica, che non portino vantaggi a pochi per fare chiudere tanti e favorire la desertificazione



