Juan Antonio, tra gli artefici della promozione della Sampdoria nel 2012, ha lasciato il calcio nel 2015 per seguire il sogno di fare musica
Nell’ottobre del 2015 Juan Antonio ha deciso di dire basta con il calcio. Dopo una carriera tra River Plate, Brescia, Ascoli, Sampdoria, Varese, Parma e Feralpisalò, il trequartista argentino ha appeso le scarpe al chiodo. A nemmeno 28 anni. Per cambiare vita e realizzare il suo sogno: essere un musicista
A Tuttosport ha spiegato cosa lo ha portato a prendere questa decisione ancora giovane:
Ero stanco di subire infortuni, con conseguenti periodi di sofferenze e di dolore per ritornare al top della forma fi sica e mentale. Poi, mi mancava la mia famiglia, gli affetti più cari, i miei luoghi, nello specifi co il Sud dell’Argentina.
E poi una cocente delusione dopo il passaggio dalla Sampdoria al Parma nel 2014:
Aavevo subito una cocente delusione: la Sampdoria mi aveva ceduto al Parma, ma, poco dopo la cessione, il Parma fallì e io rimasi libero perdendo il contratto e il relativo importante ingaggio.
Sampdoria, Juan Antonio: grazie al calcio italiano
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Ex Sampdoria, la nuova vita di Juan Antonio: il mio sogno era la musica. Ecco perché ho lasciato il calcio
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Ma la passione della musica come è nata? E’ una questione di famiglia e da due anni Juan Antonio vive di musica:
Mia madre ha sempre suonato la chitarra, ed è una passione che mi ha trasmesso: da piccolo cantavo e suonavo anche io, ma ho optato per il calcio perché era evidente che sapessi giocare bene. Però ho sempre saputo che la musica sarebbe tornata ad essere protagonista nella mia vita. E, per arrivare a coronare il mio sogno, ho deciso di mettere su una band. Da due anni vivo di musica. Vorrei essere ricordato come un musicista che ha anche giocato a calcio.
L’Italia, però, rimarrà sempre nel suo cuore. La Sampdoria, il Brescia, ma anche l’esperienza all’Ascoli. Un grazie grande ai suoi ex allenatori, tra cui Beppe Iachini che lo ha avuto a Genova, nella stagione 2011/12, quella della proozione in Serie A, a cui contribuì con 2 goal e un assist in 19 partite:
L’Italia e il calcio italiano rimarranno per sempre nel mio cuore: ho ottimi ricordi, delle persone incontrate, dei luoghi dove ho vissuto, del cibi che ho assaporato. Devo dire grazie al mio manager Filippo Colasanto, molto più di un procuratore. Ho tuttora un grande rapporto con lui. A Gigi Maifredi, che mi ha inventato trequartista. Poi, Beppe Iachini, Beppe Scienza, Fabrizio Castori, un vero e proprio ‘loco’ della panchina. Infi ne, sono ancora molto legato a Edo Piovani, team manager del Brescia.



