Matteo Monforte chiude la stagione di Peccati di gol paragonando la Sampdoria al conte di Montecristo di Alexandre Dumas…
Edmond Dantès, anche lui, era innocente quando lo gettarono in cella nel castello d’If. Giovane, luminoso, pieno di futuro. Eppure bastò la meschinità di pochi uomini per strappargli tutto: il mare, la libertà, il nome. Da quel momento iniziò una lunga prigionia fatta di silenzio, muffa e attese interminabili. Da quel momento, lui, diventò il Conte di Montecristo. Ecco, la Sampdoria ha quello stesso odore addosso. L’odore umido delle stanze abbandonate. Dei bilanci devastati. Delle promesse mai mantenute. Delle conferenze stampa senz’anima. Delle classifiche guardate con paura invece che con ambizione…
Matteo Monforte chiude la stagione al meglio. Meglio della Sampdoria. Una squadra che si salva con una giornata d’anticipo e che toccato il sogno playoff con un dito prima di precipitare ancora, perdere un’altra volta. Niente di nuovo.
Non lo è nemmeno la confusione di oggi. Non si sa chi resta. Non certo Attilio Lombardo. Non si chi va. Si sa poco e nulla ma si sta lavorando per un futuro migliore. È quello che ci dicono e ripetono dall’interno. Vediamo. Intanto godiamoci l’ultimo capitolo della stagione 2025/26 di Peccati di gol.
Sampdoria, Matteo Monforte è sicuro: torneremo liberi
Sampdoria, Matteo Monforte: la storia del conte di Montecristo è come la nostra. Ma torneremo liberi
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Matteo Monforte parla di macerie intorno alla Sampdoria.
Presidenti improvvisati, dirigenti incapaci, personaggi opachi, avventurieri, consiglieri senza capo né coda. Ognuno è passato prendendosi qualcosa: denaro, prestigio, visibilità. E ogni volta la Sampdoria è rimasta lì un po’ più povera, un po’ più sporca, un po’ più sola
La trasposizione con il protagonista del romanzo di Alexandre Dumas è geniale caro Matte. Un personaggio che sopravvive perché incontra chi gli insegna a resistere e a crederci sempre anche se “non siamo ancora liberi”. No, non lo siamo.
Siamo tuttora nelle mani di chi, la nostra squadra, la usa come facciata per interessi monetari di cui non voglio sapere nulla. Di persone a cui, per l’ennesima volta, non frega nulla del nostro amore, ma parla ancora, per il prossimo anno, di algoritmi e di personaggi improvvisati da mettere a capo di tutto…
Matteo però è certo che prima o poi si tornerà liberi. Prima o poi accadrà.
Perché certe storie, anche quando vengono sepolte vive, trovano il modo di tornare alla luce. Proprio come quella di Dantès
Infine una riflessione (sempre del buon Matteo) in avanti, verso il prossimo futuro:
Il prossimo sarà un altro anno segnato da una proprietà indegna e inadeguata. Stiamole accanto, siamo gli unici in grado di segare le sbarre di questa cella. In grado di ricordare a tutti cosa vuol dire essere la Sampdoria…



