A dodici anni dalla scomparsa, la Sampdoria ricorda Vujadin Boskov: il leggendario condottiero dello Scudetto blucerchiato
A dodici anni dalla sua scomparsa, avvenuta il 27 aprile 2014, la Sampdoria si stringe nel ricordo di Vujadin Boskov, l’uomo che ha trasformato i sogni blucerchiati in una realtà leggendaria. Più che un semplice allenatore, Boskov è stato un maestro di vita, un fine psicologo e il condottiero di un’epoca irripetibile che ha visto il club genovese salire sul tetto d’Italia e d’Europa.
Arrivato a Genova nel 1986 per volontà del presidente Paolo Mantovani, Boskov divenne il collante perfetto tra società, squadra e tifoseria. Sotto la sua guida, la Sampdoria non solo vinse lo storico Scudetto nel 1990/91, ma collezionò una serie incredibile di trofei: due Coppe Italia, una Coppa delle Coppe e una Supercoppa Italiana, sfiorando la gloria eterna nella finale di Coppa dei Campioni a Wembley nel 1992.
L’immortale Vujadin Boskov: la Sampdoria ricorda il suo condottiero a 12 anni dalla scomparsa
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Boskov è entrato nel mito anche per il suo linguaggio immediato e le sue massime, diventate veri e propri marchi di fabbrica del calcio italiano. Frasi come “Rigore è quando arbitro fischia” o “Meglio perdere una partita 6-0 che sei partite 1-0” non erano semplici battute, ma lezioni di filosofia applicata al gioco, capaci di stemperare le tensioni e semplificare la complessità dello sport.
Indimenticabili rimangono anche le sue descrizioni pittoresche, come quando definì Ruud Gullit un “cervo che esce di foresta”, o la sua tagliente ironia verso gli avversari e la stampa, mantenendo sempre un’eleganza e un’umanità rare.
Nonostante i successi con il Real Madrid e le esperienze con Roma e Napoli, il legame tra Boskov e la Sampdoria è rimasto unico. “Non ho bisogno di fare la dieta. Ogni volta che entro a Marassi perdo tre chili“, diceva per spiegare l’emozione che gli trasmetteva lo stadio genovese. Dopo il ritiro, scelse inizialmente di vivere proprio a Genova, prima che l’avanzare dell’Alzheimer lo convincesse a tornare nella sua natia Novi Sad per trascorrere gli ultimi mesi.



