Ternana in liquidazione: Massimo Ferrero si difende: «questo finale non mi appartiene» e invita la famiglia Rizzo a ripensarci
Mentre la Ternana sprofonda nella liquidazione volontaria, Massimo Ferrero rompe il silenzio. L’ex patron della Sampdoria, la cui presenza ha aleggiato sul club umbro fin dal passaggio di proprietà tra Bandecchi e Guida nel 2023, respinge con forza ogni responsabilità per il drammatico epilogo della gestione societaria.
Ferrero si è detto incredulo di fronte alla notizia della liquidazione, dichiarando senza mezzi termini: «Questo finale non mi appartiene». Secondo la sua visione, il percorso sportivo intrapreso dalla squadra era di segno opposto rispetto al fallimento finanziario: «Stavamo andando alla grande. Stavamo portando la Ternana là dove merita: al successo, alla vittoria, persino del derby. Stavamo portando gioia e calcio».
Massimo Ferrero: “I Rizzo sono stati mal consigliati”

Caos Ternana, Massimo Ferrero: stavamo portando la squadra là dove meritava, poi…Le parole
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Ferrero punta il dito contro le decisioni della proprietà attuale, la famiglia Rizzo, ipotizzando l’intervento di pressioni esterne: «Poi i Rizzo sono stati malconsigliati e sono iniziate le pallonate. Penso che siano stati sottoposti a pressioni extra calcio, altrimenti non mi spiego come abbiano potuto gettare alle ortiche un campionato favoloso».
“Er Viperetta” ha poi descritto il brusco allontanamento subito circa tre mesi fa come un improvviso cambiamento di rotta: «C’ero ai festeggiamenti – ricorda – sempre al fianco della presidente Rizzo. Poi, appunto, il voltafaccia».
Nonostante la rottura, Ferrero ha lanciato un appello affinché la società non scompaia dopo un secolo di vita: «Non si può buttare via una squadra così e cancellare una società di cento anni di storia, che ha appena festeggiato il secolo di vita». Ha poi esortato la proprietà a un ripensamento dell’ultimo minuto: «Ci devono ripensare i Rizzo. La devono salvare la Ternana. Il calcio è sacro. La Ternana è sacra. I Rizzo possono e devono salvare le Fere».
Infine, ha suggellato il suo intervento con una massima: «Il calcio è di tutti ma non è per tutti».



