Addio a Mircea Lucescu: il ricordo del “Maestro” e di quella sfida tra la Samp e la sua Inter che decretò la fine della sua carriera in Italia
Il mondo del calcio piange Mircea Lucescu, spentosi all’età di 80 anni a Bucarest. Con la sua scomparsa, se ne va non solo un allenatore da 37 trofei — terzo tecnico più titolato della storia dietro colossi come Ferguson e Guardiola — ma un intellettuale del pallone capace di parlare sei lingue e di portare i suoi giocatori a teatro. Eppure, nel suo immenso girovagare europeo, esiste un filo indissolubile che lega la sua leggenda ai colori della Sampdoria: un pomeriggio di marzo che segnò la fine della sua avventura nell’élite del calcio italiano.
Era la 26ª giornata del campionato di Serie A 1998-1999. L’Inter di Massimo Moratti, una corazzata ferita, arrivava in un “Luigi Ferraris” ribollente di passione. Sulla panchina blucerchiata sedeva un giovane e determinato Luciano Spalletti, tornato da poco alla guida della Samp dopo la breve parentesi Platt- Veneri.
Addio a Mircea Lucescu, la Samp di Spalletti gli costò la panchina dell’Inter nel 1999

Addio a Mircea Lucescu, quando la Sampdoria gli costó la panchina dell’Inter
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Quella partita fu un’agonia per l’Inter di Lucescu. La Sampdoria fu un uragano: Vincenzo Montella mise a segno una tripletta implacabile, mentre il fantasista argentino Ariel Ortega illuminò lo stadio, chiudendo i conti con un delizioso pallonetto per il definitivo 4-0. Per Lucescu, quella sconfitta fu l’ultima spiaggia: rassegnò le dimissioni immediatamente dopo il fischio finale, lasciando per sempre il calcio italiano.
Per noi tifosi, quel poker rifilato a una “grande” fu purtroppo un miraggio in un’annata maledetta. Nonostante la qualità di giocatori come Montella (che segnò 12 gol totali) e Ortega, la squadra di Spalletti non riuscì a dare continuità a quell’impresa. La stagione, iniziata con l’illusione di un piazzamento europeo, si trasformò in un calvario che culminò nel drammatico pareggio di Bologna del 16 maggio, dove un rigore di Ingesson al 94° condannò la Sampdoria alla retrocessione in Serie B dopo anni di gloria.
Mentre la Sampdoria iniziava il suo cammino per tornare in A, Lucescu ricostruiva la sua leggenda altrove, trionfando in Turchia, Romania e Ucraina, dove con lo Shakhtar Donetsk sollevò la Coppa UEFA nel 2009. È diventato uno dei pochissimi eletti a vantare oltre 100 panchine in Champions League, un club ristretto che condivide con Ancelotti e Mourinho.
L’ultimo atto con la sua Romania: “Non posso andarmene da codardo”
Il suo ultimo atto è un inno al coraggio. Nonostante le precarie condizioni di salute, ha voluto guidare la sua Romania fino ai playoff mondiali del 2026 contro la Turchia. “Non posso andarmene da codardo”, aveva dichiarato pochi giorni prima di spegnersi.
Oggi lo ricordiamo così: un avversario di immenso prestigio che, in quella folle domenica di marzo del ’99, fu travolto dalla forza di una Sampdoria che, pur destinata al baratro della B, fu capace di dare una lezione di calcio a uno dei più vincenti allenatori di sempre.
Riposa in pace, Mircea. I sampdoriani non dimenticano il tuo stile.



