Sembra essere una lotta a due per la panchina della Italia, con i ritorni di Antonio Conte e Roberto Mancini in pole position
Il futuro della Nazionale italiana potrebbe parlare con accenti già conosciuti. Dopo l’addio di Gennaro Gattuso, la FIGC si ritrova davanti a una scelta che sa di nostalgia ma anche di garanzia: Antonio Conte o Roberto Mancini. Due profili diversi, due idee di calcio non sovrapponibili, ma un punto in comune fortissimo: entrambi conoscono già cosa significhi guidare l’Italia. È un bivio che profuma di ritorno, e forse non è un caso.
Se il nome di Conte dovesse concretizzarsi, si tratterebbe di un ritorno carico di senso. Il suo primo ciclo sulla panchina azzurra, tra il 2014 e il 2016, è rimasto impresso per intensità, organizzazione e spirito di appartenenza. Non era l’Italia più talentuosa, ma probabilmente era una delle più riconoscibili.
Conte aveva costruito una squadra feroce, compatta, capace di andare oltre i propri limiti. L’Europeo del 2016 resta ancora oggi il manifesto di quel gruppo: un percorso fatto di idee chiare e identità fortissima.
Oggi il contesto è diverso, ma la sensazione è che proprio un profilo come il suo potrebbe ridare immediatezza, disciplina e mentalità. Conte non è un gestore: è un costruttore di cicli brevi e intensi. E forse è esattamente ciò di cui l’Italia ha bisogno in questo momento.
E’ una lotta tra Mancini e Conte per la panchina della Nazionale?
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Dall’altra parte c’è Mancini, il tecnico che più di recente ha riportato l’Italia sul tetto d’Europa. Il suo nome è inevitabilmente legato a UEFA Euro 2020, vinto con una Nazionale capace di entusiasmare e dominare attraverso il gioco.
Il suo primo ciclo è stato qualcosa di più di un semplice successo: è stato un processo di ricostruzione. Mancini ha cambiato mentalità, ha valorizzato nuovi talenti e ha restituito all’Italia un’identità offensiva e propositiva.
Un suo ritorno aprirebbe scenari particolari. Da un lato, la continuità con un’idea di calcio già assimilata; dall’altro, la necessità di dimostrare che quel ciclo non è stato un episodio isolato. Mancini tornerebbe con una consapevolezza diversa, ma anche con aspettative molto più alte.
La decisione finale, però, non arriverà nell’immediato. Tutto è legato alle elezioni per la presidenza della FIGC, in programma il 22 giugno. Solo dopo quel passaggio istituzionale si potrà definire con chiarezza la guida tecnica della Nazionale.
Nel frattempo, prende quota una soluzione temporanea: Silvio Baldini, attuale ct dell’Under 21, potrebbe essere chiamato a traghettare la squadra nei prossimi impegni. Una scelta di continuità interna, in attesa della decisione definitiva.
Conte o Mancini non è soltanto una scelta tra due allenatori. È una scelta tra due visioni, tra due modi diversi di interpretare il ruolo di commissario tecnico. Ma è anche, inevitabilmente, un ritorno al passato. E proprio qui sta il punto: l’Italia ha bisogno di ripartire guardando avanti, ma senza dimenticare chi ha già dimostrato di saper vincere.
In un momento di incertezza, affidarsi a chi conosce già la strada può sembrare la soluzione più naturale. Ma il calcio, si sa, non vive di nostalgia. Vive di risultati.
E stavolta, più che mai, servirà la scelta giusta.



