L’ex Sampdoria Marchesetti, entrato nella storia del calcio italiano, racconta del suo rapporto con il club blucerchiato e con Foti e Gregucci
La Sampdoria merita la Serie A, ma ormai da due anni si trova a lottare per non retrocedere in C. Una situazione che lascia incredulo Mattia Marchesetti, che ha vissuto l’ambiente blucerchiato solo per 6 mesi nel 2006, alla corte di Walter Novellino. Ma gli sono bastati per capire qual è la vera dimensione del club doriano, per la sua storia, per la maglia e per la tifoseria.
L’attaccante, che è entrato nella storia del calcio italiano per essere uno dei 4 ad aver segnato in tutti i livelli dalla Serie A alla terza categoria, ha dichiarato tutto il suo dispiacere al Secolo XIX per la situazione in cui si trova la Sampdoria:
A me dispiace vedere lì la Samp. Il minimo che merita è stare in A. L’anno scorso, al momento della retrocessione in C, ero incredulo. Conoscendo i tifosi pensavo a cosa sarebbe potuto succedere. E infatti, quando mi sono arrivate le immagini dell’ultima contestazione, ho pensato che è un rischio che si corre se vai male in piazze del genere
Nella sua esperienza a Genova Marchesetti ha avuto modo di conoscere anche Salvatore Foti, suo compagno di squadra. Mentre a Vicenza aveva avuto Angelo Gregucci come allenatore. Ma il rapporto coi due è stato diverso:
Lillo l’ho visto l’ultima volta quando era vice di Mourinho, a un Cremonese-Roma. Era ancora più giovane di me e i senatori lo tenevano a bada: se si andava sopra le righe, Flachi o altri ti riportavano subito a terra. Col tempo magari è cambiato, ma io in quei 6 mesi mi sono divertito, mi trovavo bene con lui. Con Gregucci non ebbi un bel rapporto. Nel 2007 mi voleva a Vicenza, lui e il ds Vignoni mi chiamavano tutti i giorni. Poi, arrivato, non mi vedeva e mi fece giocare poco
Sampdoria, Marchesetti: “Gradinata da pelle d’oca. Con Foti mi trovavo bene, con Gregucci no”

Sampdoria, l’ex da record Mattia Marchesetti: il minimo che merita è la Serie A. Sul mio rapporto con Foti e Gregucci…
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Marchesetti non è stato molto alla Sampdoria. Sei mesi in prestito dal Chievo, tra gennaio e giugno, in cui ha totalizzato 10 presenze tra Serie A e Coppa Italia. Ma gli è bastato perché la Genova blucerchiata gli lasciasse un buon ricordo. Ha detto ancora al Secolo XIX:
Novellino era un personaggio. Poi Antonioli, Gasbarroni, Diana, Tonetto, Palombo, Volpi, Flachi, Bazzani. Quando entravo mi sembrava di essere nella Playstation. Esperienza che porto dentro. Il ricordo più bello giocare contro l’Inter ma anche vivere lo spogliatoio con tutti quei campioni che però erano umili. Mi portavano a pranzo alla Marinella a Nervi, non mi facevano pesare nulla. E la Gradinata è da pelle d’oca, allucinante: è proprio vero il detto del dodicesimo uomo in campo



