La scelta della Sampdoria di affidarsi ad Attilio Lombardo ha rimesso al centro la Sampdorianità e Matteo Asquasciati la racconta benissimo
Leggo sempre con grande piacere Matteo Asquasciati sui social. Sempre. Anche quando la pensa diversamente da me. E succede spesso. Anche se oggi forse meno di prima. Lui vive per la Sampdoria. Forse più di altri.
Questi suoi pensieri, questa volta, più di altri però mi hanno colpito. Toccato il cuore da sampdoriano. Sarà che con l’avanzare dell’età mi commuovo più facilmente. E così è stato leggendo le sue parole su Attilio Lombardo.
Ho estrapolato i pensieri diretti alla Sampdoria, anche se la ricostruzione della caduta di Troia è decisamente piacevole… Buona lettura.
“(…) a volte, il ritorno del passato non nasce dalla necessità di rientrarvi, ma da un desiderio di recuperare certi Valori che si spinge sino a confrontarsi con la narrazione di quello che eravamo dalle origini, attraverso anche i conflitti e le successive rovine”.
A questo punto non ho potuto fermarmi e riflettere. Spero lo facciate anche voi. Comprese le parole di Attilio Lombardo che Matteo riporta testualmente:
“Emozioni? Sicuramente tante. Tanto dal momento in cui sono entrato in campo per il riscaldamento dei ragazzi, quanto alla mia presenza davanti a quella panchina: ho pensato un po’ a quello che era, a chi è stato su quella panchina, a partire da Boškov, da Eriksson, da Siniša Mihajlović. Ho pensato un po’, guardando al cielo, a chi vedendomi dall’alto probabilmente non avrebbe mai pensato di vedermi per la prima volta Allenatore della Sampdoria”.
Poi tocca nuovamente a lui. Il suo racconto. Quello di un tifoso innamorato.
“(…) Attilio Lombardo è un crocevia dalla scorsa primavera: in Grecia e a Roma, i poeti si emancipavano e non temevano di invocare i Monumenti come Testimoni, con una malinconia raramente riscontrabile nell’antico Vicino Oriente. Per alcuni – per me e le persone più vicine a me, sicuramente – la sensibilità della situazione che perdura da anni si accompagna a un’estetica che mira a proteggere la Sampdoria dalle devastazioni del tempo, dalle calamità portateci in dote negli ultimi ventiquattro anni o dalle guerre di potere intestine degli ultimi tre anni all’interno di una Società che definire indegna è davvero un eufemismo”.
Sampdoria, Attilio Lombardo c’è sempre stato!
Sampdoria, Matteo Asquasciati: Attilio Lombardo e la Sampdorianità. Lui sa cosa vuol dire esserci…
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Qui forse come non mai si capisce quel che vuol dire “sampdorianità”. Un concetto astratto ma che si fa sentire quando serve.
“Dentro lo stadio, mentre il nubifragio aumentava e Attilio Lombardo si avvicinava a quella panchina, con una faccia che era la stessa di quando (sempre da una tribuna) lo vidi entrare in campo all’Ullevi di Göteborg quasi trentasei anni fa, ho pensato all’intelligenza del cuore e ho smesso di cantare Lettera da Amsterdam, per mettermi ad applaudire, urlando “Forza Attilio!”. La stessa cosa hanno fatto in tanti, intorno a me, mentre lui si batteva il pugno sul cuore.
Troppe persone che si riempiono la bocca con la Sampdorianità, non sanno nemmeno cosa sia. La verità è che nei momenti più tragici della nostra Storia (Messina 2002 e Salerno lo scorso giugno), abbiamo salvato il culo, aggrappandoci proprio a quella, per concludere che Attilio Lombardo era presente anche il 5 maggio 2002, tornato a trentasei anni per dare una mano a salvare la baracca. Cosa che ha rifatto a cinquantanove, la scorsa primavera, e a sessant’anni adesso…”.
Ecco cos’è la Sampdorianità. È esserci senza chiedere nulla in cambio. È esserci e metterci la faccia. Non promettere e basta.