L’ex attaccante della Sampdoria, Andrea Petagna si è raccontato parlando della sua rinascita dopo la depressione e i problemi del figlio
Nel calcio moderno, siamo abituati a vedere gli atleti come figure invulnerabili, protette da contratti importanti e schermi social patinati. Eppure, a volte, emerge una fragilità umana che squarcia il velo della perfezione. Andrea Petagna, in una toccante confessione alla Gazzetta dello Sport, ha deciso di raccontare senza filtri il periodo più drammatico della sua vita, un tunnel fatto di sofferenza familiare, solitudine e il coraggio di chiedere aiuto.
L’attaccante ex Sampdoria, ha vissuto un ultimo anno e mezzo in cui il calcio è passato inevitabilmente in secondo piano. Non si è trattato di semplici cali di forma o scelte tecniche, ma di un carico emotivo che avrebbe messo alla prova chiunque. Petagna ha descritto con amarezza l’isolamento vissuto proprio nel momento del bisogno:
Sono stati un anno e mezzo durissimi. La malattia di mio figlio, la separazione dalla mia compagna. Ho fatto fatica a restare concentrato sul mio lavoro. Nessuno mi è stato vicino. A Milano ho un solo amico, tutti gli altri sono spariti, anche quelli che per anni mi sono girati attorno.
Queste parole mettono a nudo una realtà spesso taciuta del professionismo: la sparizione dei cosiddetti “amici del successo” non appena le luci della ribalta si affievoliscono. La solitudine di Milano è diventata così lo specchio di un isolamento profondo, aggravato da problemi di salute che hanno minato anche la sua tenuta fisica e la possibilità di vivere gli affetti più cari.
Io stavo male. Tutto è cominciato da una polmonite, sono stato due mesi senza allenarmi, sempre a casa da solo. E senza poter vedere mio figlio. Sono andato da uno psicologo, mi è servito.
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Il riferimento al percorso terapeutico è il passaggio più potente della sua testimonianza. In un ambiente come quello del calcio, dove la vulnerabilità è spesso vista come un limite, ammettere di aver avuto bisogno di un supporto psicologico è un gesto di estrema forza. Petagna lancia un messaggio fondamentale: la salute mentale non è un tabù, ma la base necessaria da cui ripartire per riprendersi la propria vita, prima ancora che la propria carriera.
Oggi il centravanti guarda al futuro con una consapevolezza diversa. La sua storia non è solo il resoconto di una crisi, ma una lezione di resilienza. Dopo aver attraversato la tempesta, la priorità resta la serenità riconquistata tra le sedute di terapia e l’amore per il figlio, con la certezza che il ritorno al gol sarà solo la naturale conseguenza di una guarigione avvenuta prima di tutto dentro se stesso.



