Oltre a Milano Cortina 2026 ci sono in atto anche le Olimpiadi dentro le stesse che sono quelle di stile tra Ralph Lauren ed Armani
C’è un duello che non si gioca sulla neve né sul ghiaccio, ma che accompagna Milano Cortina 2026 fin dalla vigilia. È un confronto silenzioso, fatto di stile, identità e visione del mondo. Da una parte Ralph Lauren, dall’altra Giorgio Armani. Due marchi globali, due estetiche opposte, due modi diversi di vestire lo sport e, soprattutto, due nazioni che si raccontano attraverso gli atleti.
Ralph Lauren è arrivato a Milano come si arriva in territorio amico. La città lo conosce da tempo e via San Barnaba è, da anni, una sorta di ambasciata permanente del suo immaginario: razionalismo milanese all’esterno, America profonda e raffinata all’interno. È lì che lo stilista ha accolto atleti, celebrità, diplomazia e clienti per celebrare le divise ufficiali del Team USA. Non semplici capi tecnici, ma dichiarazioni di stile: cappotti bianchi con alamari, dolcevita con la bandiera a stelle e strisce, pantaloni sartoriali, scarponcini in camoscio, guanti color-block. Un guardaroba che parla di tradizione, appartenenza, ottimismo composto. L’America secondo Ralph Lauren: sicura di sé, coerente, riconoscibile a distanza.
Milano Cortina 2026 è in atto l’Olimpiade dello stile
Milano Cortina 2026 – tra Ralph Lauren ed Armani vanno in scena le Olimpiadi dello stile.
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Dall’altra parte c’è Armani. O meglio, c’è l’Italia di Armani, che continua a parlare anche ora che il suo fondatore non c’è più. Otto Olimpiadi cucite punto dopo punto, da Londra 2012 a Parigi 2024, fino a Milano Cortina. Un percorso ininterrotto che ha trasformato lo sport in stile e lo stile in linguaggio. Le divise EA7 per il Team Italia sono l’esatto contrario di quelle americane: niente bandiere esibite, nessuna enfasi. Il colore è uno solo, il bianco latte, scelto per armonizzarsi con le vette innevate e per condensare valori come semplicità, purezza, rispetto. “Non un segno da esibire, ma una consapevolezza”, avrebbe detto Armani. E infatti l’Italia è ricamata, visibile ma discreta. L’inno di Mameli è stampato all’interno delle giacche, vicino al corpo, invisibile agli altri ma presente per chi lo indossa.
È qui che il duello prende forma. Ralph Lauren veste l’idea di una nazione che non ha paura di mostrarsi, che usa lo sport come estensione del proprio immaginario culturale. Armani, invece, veste il silenzio autorevole, la forza che non ha bisogno di alzare la voce. Entrambi parlano di lifestyle, entrambi vanno oltre il semplice abbigliamento tecnico. Ma mentre l’America si racconta con simboli chiari e riconoscibili, l’Italia sceglie la sottrazione, l’eleganza che si scopre solo guardando meglio.
In pista e sul podio, gli atleti saranno i protagonisti. Ma sugli spalti, sugli schermi e nelle immagini che faranno il giro del mondo, correrà anche questo confronto tra due giganti della moda. Stelle e strisce contro bianco latte. Orgoglio dichiarato contro misura assoluta. È uno scontro senza vincitori ufficiali, ma con un risultato certo: Milano Cortina 2026 sarà anche una passerella globale dove lo sport diventa racconto identitario.
E, alla fine, come sempre, non sarà solo questione di medaglie. Sarà questione di stile.



