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Per la Sampdoria e D’Aversa il vento è cambiato

di Massimiliano Lussana
Sampdoria D'aversa Vento

Per la Sampdoria e per Roberto D’Aversa il vento è cambiato. Ne è convinto Massimiliano Lussana nel suo editoriale per ClubDoria46

Oggi, in tribuna guardavo quel fenomeno di Mikkel Damsgaard, il suo splendido sorriso, la sua simpatia contagiosa e pensavo cosa sarà questa squadra quando ci sarà anche lui e credo che sarà presto, anche a giudicare dagli sguardi di intesa che si scambiava con il professor Claudio Mazzola, che è il mago degli arti blucerchiati e non solo.

E poi guardavo la serenità di Alberto Bosco, in questo momento il dirigente più alto in grado della Sampdoria, e pensavo a Bogliasco, a Samp City e alla forza di una società che ha anche una visione nel futuro, di come possa sopravvivere alle traversie degli ultimi tempi e a una tifoseria che, almeno nella sua parte organizzata e in quella che urla sui social, spesso poi non è allo stadio.

E poi guardavo la Gradinata Sud, che paradossalmente, in Coppa Italia, in una serata infrasettimanale e con tutti i limiti che conosciamo, è stata la più bella di sempre e non ha smesso mai di cantare: 3124 spettatori, di cui 2326 mini-abbonamenti, quasi una traduzione di quello che aveva scritto Eugenio Gasparino venerdì scorso, alla vigilia del derby:

Sarà piena la Sud. Sarà piena di anziani, di padri e madri di famiglia, di ragazzi imberbi. Non avranno fumogeni, non avranno coreografie da rotocalco, si opporranno all’avversario solo con sciarpe e bandiere. Sarà il momento di chi pensa a Lei prima di ogni altra cosa. Di quelli che la amano più di se stessi e poco importa se non avranno fiato per cantare fino al novantesimo. Se saranno scorati nell’avversità, se molti avranno bisogno di sedersi. Questo sarà il loro derby, il derby dei sampdoriani veri. Onore a loro, comunque vada…

E poi abbiamo visto come è andata.

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Per la Sampdoria e D’Aversa il vento è cambiato

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Poi guardavo in panchina Roberto D’Aversa e pensavo a quelli che volevano cacciarlo qualche settimana fa e al viso di Giuseppe Sapienza che è il suo uomo della comunicazione, e a quelli di Federico Berlingheri e Alessandro Pintimalli, che hanno cuore e passione, ogni volta che i giornali parlavano a sproposito di esonero.

Infine guardavo in campo e ho visto una Sampdoria che sembra quella di inizio campionato, quando giocava benissimo, quella del secondo tempo con la Lazio, scacciato anche il fuoco amico che dall’interno della società lo delegittimava parlando di Stankovic alla vigilia di una partita importante, quella della bellissima partita nel derby, quella di stasera dove anche tutte le seconde linee – al limite con l’eccezione di Chabot che ha causato un rigore sciagurato – hanno fatto benissimo.

E mi piace citarli uno ad uno, almeno quelli che ho negli occhi, a cominciare da Verre, che è il calcio fatto persona e oggi l’ha fatto vedere in ogni modo.

Quindi Falcone, che non ha sbagliato nulla lì in porta.

E poi Ciervo, che è ancora acerbo e nel primo tempo ha faticato moltissimo, ma che ha doti tecniche e si è fatto perdonare tutto con l’assist.

C’è Depaoli, meglio del solito e non è difficile, ma è bello vederlo così, soprattutto in fase di spinta.

E Askildsen che l’anno scorso aveva giocato 91 minuti in tutto e oggi si vede che era un reato calcistico.

E Alex Ferrari che con la Lazio era stato un incubo e stasera è un vero sogno.

Ma, soprattutto, quel che funziona è il gruppo, altro che scarsissimi.

E tutto questo mi piace condividerlo con il poker che vorrei alla guida della squadra. Enrico Nicolini ai rapporti col mondo, Christian Puggioni alla direzione generale. E poi Enrico Castanini e Pino Profiti alla presidenza.

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