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Sampdoria, c’è scritto stadio comunale ma sui murales non sembra proprio…

di Laura Rossetti
Sul Luigi Ferraris di Sampdoria e Genoa, c’è scritto stadio comunale ma sui murales non sembra proprio. E si torna all’era Mantovani…
Chi non tifa Sampdoria da solo qualche decennio lo sa bene: tifare per questi quattro colori non è stato semplice agli albori della storia blucerchiata  e, purtroppo, non lo è neppure oggi. Non è per fare del vittimismo inutile e quasi dannoso e neppure  per passare da vittime sacrificali nei confronti di chi ha spesso usato due pesi e due misure nel trattare le due squadre cittadine. 
Nel 1946 nasce una nuova società, in contrasto con una potenza del calcio italiano. La prima squadra in Italia, la sola, fino ad allora, squadra di Genova ad aver vinto. Allora la disparità tra le due tifoserie e tra le due storie non poteva neppure essere paragonata. 
Con il passare degli anni però, un po’ per la simpatia che la nuova realtà genovese aveva attirato su di sé, un po’ per il lento ridimensionamento della supremazia rossoblù, la Samp, con i suoi tifosi, con la sua bandiera e con le sue ambizioni ha iniziato una considerevole rivalutazione del proprio essere.
Insomma, il famoso 1-10 (riferito al confronto tra blucerchiati e rossoblù) con gli anni è andato scemando, fino all’arrivo dell’uomo che ha definitivamente cambiato le sorti del podio stracittadino: Paolo Mantovani.
Il Presidente che con intelligenza e coraggio aveva messo ben in chiaro quanto la vincente Sampdoria degli anni d’oro, da lui creata e costruita, non avesse beneficiato di alcun aiuto, mediatico e politico, nell’escalation che l’ha portata, di diritto, a trasformarsi da piccola fiammiferaia alla Cenerentola protagonista al ballo di corte.

I murales rossoblù allo stadio hanno indispettito la Sampdoria e i tifosi

stadio sampdoria
Sampdoria, c’è scritto stadio comunale ma non sembra proprio…
Lo aveva capito Mantovani e lo constatiamo, purtroppo, ancora oggi.  Nonostante in questi 75 anni la bandiera della città abbia fatto il giro d’Europa grazie a una sola parte sportiva di città e nonostante in giro per il mondo la Sampdoria sia la squadra più identificativa del capoluogo ligure.
Non stiamo qui ad elencare tutti i colpi bassi inferti, negli anni, a questa parte, per qualcuno meno importante evidentemente, del Bisagno.
A livello politico soprattutto, dove “l’arroganza” rossoblù l’ha fatta da padrona. Quasi sempre. È il caso, l’ultimo, dei Murales fatti sotto la Gradinata Nord. Disegnati bene… può anche darsi, e forse i tifosi del Genoa hanno anche fatto bene a farli.
Abbelliscono uno stadio che versa in condizioni quantomeno fatiscenti, e rende alla perfezione un senso di appartenenza che caratterizza tantissimo il tifo e la passione genovese rispetto ad altre realtà. Da una parte e dall’altra. Giusto precisarlo.
Il problema non sono i tifosi ma le istituzioni, che secondo una dubbia discrezionalità, decidono se un reato si possa definire tale o meno.
Se colorare, dipingere, imbrattare un muro di proprietà del comune non è da considerarsi reato, quindi punibile dalla legge, chiunque (o forse no?!?) abbia capacità artistiche di un certo livello può sentirsi autorizzato ad armarsi di pittura e pennelli e andare a decorare qualsiasi spazio comunale?
Sarebbe interessante conoscere i volti dei critici d’arte in questione  per capire fin dove ci si possa spingere. Quali spazi possano essere usati come quadri da esposizione e quali, invece, come di recente è successo, possano costare sanzioni penali.

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Questo articolo ha un commento

  1. Se si racconta la storia, si deve ricordare che lo stadio fu dalla sua costruzione di proprietà del Genoa, fino a quando il podestà fascista non lo confiscò imponendo fosse dato alla città! La storia!

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