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Tifosy (Vialli): come comprare un club in Europa

di Gabriele Frassanito
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Tifosy (Vialli): come comprare un club in Europa. Lo studio condotto dalla società di consulenza riassume le varie regole europee

Calcio&Finanza ha riportato un’interessate studio realizzato da Tifosy, che confronta e spiega

La Germania e l’azionariato popolare

In Bundesliga, dal 1999,  c’è la regola “50+1”. I club e i tifosi devono mantenere il 50% più una quota dei diritti di voto nelle società per azioni che gestiscono le loro squadre professionistiche.  Infatti il Bayern Monaco è posseduto dal 75% da soci-tifosi, mentre Adidas, Audi e Allianz detengono ciascuna l’8,33% delle quote.

Le eccezioni ovviamente ci sono. Se un privato o un’azienda ha investito nel club in modo continuativo per oltre vent’anni, può richiedere un’esenzione. Così è accaduto per Bayer 04 Leverkusen e del VFL Wolfsburg. Sono stati fondati dai lavoratori del colosso farmaceutico Bayer e dell’azienda automobilistica Volkswagen e quindi sono considerati “club dei lavoratori”.
L’ RB Lipsia è invece riuscito ad aggirare le regole nel 2009. Il club ha infatti solamente 17 membri votanti, tutti dipendenti direttamente o indirettamente da Red Bull,

Tifosy, la società di consulenza di Luca Vialli e lo studio per comprare club in Europa

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La situazione spagnola

Come riporta Calcio&Finanza, le società sportive professionistiche sono obbligate dal 1990 da essere società per azioni, ad eccezione di quelle che avevano avuto risultati finanziari positivi negli anni precedenti l’approvazione delle leggi. I club esentati – Barcellona, ​​Real Madrid, Athletic Club e CA Osasuna – hanno goduto di un’aliquota fiscale del 25% per più di 20 anni in quanto equiparate ad organizzazioni senza scopo di lucro. Si tratta però di un vantaggio rimosso di recente con l’intervento della Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

La situazione inglese

La Premier League ha sempre puntato sulla crescita commerciale del campionato. Il 40% dei club della Premier League è di proprietà – per la quota di maggioranza – di investitori stranieri, con un ulteriore 35% che ha azionisti di minoranza all’estero.
Chi vuole comprare un club in qualsiasi divisione professionistica inglese deve completare il “test dei proprietari e dei direttori” (OD Test), che è stato introdotto dalla Football Association (FA) per combattere la possibile corruzione e una percepita mancanza di trasparenza.

La questione multiproprietà

La multiproprietà è un tema caldo in Italia, dopo l’affaire Lotito-Lazio-Salernitana (Salernitana in Serie A, c’è la decisione della Figc)

La multiproprietà, oltretutto, è il modello più in voga attualmente (vedasi i casi Red Bull e del City Football Group) che hanno dimostrato il potenziale di questa strategia

Data la complessità delle regole e dei regolamenti sulla proprietà nel calcio europeo, ci sono limiti nell’investire in più club. Le regole di integrità della UEFA stabiliscono che due o più club che partecipano a una competizione UEFA non possono essere controllati direttamente o indirettamente dalla stessa entità o gestiti dalla stessa persona.

RB Lipsia e RB Salisburgo possono partecipare entrambi alla UEFA Champions League quest’anno perché la UEFA ha stabilito che nessuna persona fisica o giuridica ha avuto un’influenza decisiva su più di un club, dimostrando così che ci sono modi per aggirare questa norma se la struttura e la governance sono impostate nel modo giusto. Un po’come ha fatto la Salernitana con il trust. Soluzione che la FIGC ha preteso fosse temporanea.

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La federazione inglese va oltre la UEFA.  Qualsiasi proprietario con una quota del 30% o superiore in un club della Premier League non può possedere un altro club inglese. Secondo le regole UEFA sarebbe invece possibile per un investitore avere una partecipazione del 100% in un club e una partecipazione del 49% in un altro pur continuando a competere nella stessa competizione.

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